IL Digitale


Ecosistemi Digitali

I bassi tassi di interesse di questo periodo facilitano l’investire in attività imprenditoriali, ancor di più per le start-up digitali, visto che lockdown e crescita del commercio elettronico sono vento in poppa per le loro ambizioni di crescita. Boston è da anni uno dei migliori ecosistemi per sviluppo e crescita delle aziende digitali: da quelle specializzate sulla robotica, intelligenza artificiale, internet delle cose, logistica, biomedicale e blockchain. Come hanno fatto?

Misurare il successo di un ecosistema è complicato: ci sono aziende di dimensioni e mercati diversi, investitori immobiliari e finanziari che lavorano con logiche differenti, ed infine c’è una settore pubblico (governo locale, scuole, ospedali) che può essere più o meno interessato alla crescita di nuove realtà imprenditoriali. Vediamo le caratteristiche che accomunano gli ecosistemi digitali vincenti, quelli che riescono ad attrarre e creare più ricchezza.

Il coraggio ad essere i primi a sviluppare una piattaforma è sicuramente importante, perché oltre al successo della specifica azienda, l’anticipo dei tempi attrae i lavoratori più esperti. A Boston s’è iniziato molto presto a lavorare sul riconoscimento del linguaggio naturale, e non a caso i prodotti più famosi come Alexa o Siri son partiti da qui, con una crescita importante dei posti di lavoro e dell’economia cittadina. Qui ci sono almeno 10.000 esperti del tema, e non si trasferiscono altrove, perché girando da un azienda all’altra senza cambiar casa aumentano i loro stipendi e la loro capacità innovativa.  Stesso discorso per la robotica di magazzino, che ancora di recente ha visto l’investimento di $40milioni da parte di Amazon per un ulteriore centro di ricerca.

Un secondo ingrediente è la facilità con cui le grandi aziende si aprono alla collaborazione con università e start-up. Watson è stato sviluppato da IBM sotto una coltre di segretezza fino al 2014, ma quando l’azienda ha deciso di portare a bordo 50 aziende partner, la rapidità di sviluppo delle applicazioni ed il successo commerciale del motore di intelligenza artificiale sono esplosi. Allo stesso modo Big Blue ha capito meglio dove Watson funziona alla grande e dove fa fatica, riuscendo a centrare gli obiettivi di vendita.

A Boston c’è il 75% dei centri di ricerca e sviluppo delle principali multinazionali mondiali, che possono pescare tra i 60.000 neo-laureati che ogni anno in questo modo si inseriscono rapidamente al vertice della ricerca scientifica e tecnologica mondial. La mobilità lavorativa di questi giovani porta conoscenze acquisite in un campo (es. Biomedicale) in un altro (es. robotica), con notevole effetto volano per le aziende partecipanti.  Non a caso, gli ecosistemi migliori sono quelli con il numero maggiore di partner, come si vede in questo grafico di BCG.

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In questo numero hanno scritto:

Tommy Cappellini (Lugano): lavora nella “cultura”, soffre di acufene, ama la foresta russa
Riccardo Ruggeri (Lugano): scrittore, editore, tifoso di Tex Willer e del Toro
Angela Maria Borello (Torino): direttrice didattica scuola per l’infanzia, curiosa di bambini
Valeria De Bernardi (Torino): musicista, docente al Conservatorio, scrive di atmosfere musicali, meglio se speziate
Roberto Dolci (Boston): imprenditore digitale, follower di Seneca ed Ulisse, tifoso del Toro
Barbara Nahmad (Milano): pittrice e docente all'Accademia di Brera. Una vera milanese di origini sefardite