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Fino alla fine

Un mese fa scrivevo che se l’Ucraina fosse completamente rasa al suolo, avendo perso due generazioni di maschi, azzerato l’economia e qualsiasi prospetto di pacificazione con i cugini vicini per almeno un secolo visti gli almeno 220.000 caduti russi, sarebbe forse una vittoria l’aver riconquistato tutti i territori?

Lo sarebbe per Biden e tutti i leoni da tastiera, che da mesi ci ripetono ogni due per tre tutti gli aulici principi di democrazia e libertà. Dopo un mese siamo ancora qua, e segni di ottimismo se ne vedono pochi, mentre lo slogan “Fino alla Fine” continua.

Gli ucraini hanno lanciato la contro-offensiva, ed almeno in questi primi giorni è difficile predire fino a che punto riusciranno a riconquistare tutti i loro territori, tra cui includono la Crimea. Per prudenza Biden ha stanziato altri $2 miliardi di aiuti ed armamenti, non vuoi mai che manchino missili e carri armati per difendersi. Qualche esagitato parla anche di mandare truppe NATO nel teatro di guerra, casomai non bastassero i reparti speciali che son li da mesi a dar manforte agli occupati.

Dei russi non si capisce bene come siano messi, ma sicuramente non hanno remore ad allagare e distruggere tutta l’area, al punto che rimarrebbe quello che poi ha voluto Putin: una terra di nessuno a fare da cuscinetto tra i due stati. È possibile che oligarchi e militari si ribellino al capo e lo cambino con un altro? Anche se fosse, nulla cambierebbe rispetto alla paura di ritrovarsi un paese conquistato dagli occidentali, il sostituto potrebbe essere ancora più violento.

Tra tutti i competenti che blaterano dell’invasione, John Mearsheimer è quello che esprime i concetti più logici ed unico a descrivere entrambe le prospettive, cosa fondamentale per risolvere un conflitto. Secondo lui tanto gli ucraini quanto i russi vedono questa guerra come esistenziale, ne va delle sorti del proprio paese, e di conseguenza continueranno a combattere fino alla resa dell’avversario. Mentre capisco che questo si applichi alla leadership russa, non sono convinto si applichi al popolo: 146 milioni di persone hanno a disposizione un paese ancora funzionante, e possono sempre migrare all’estero, perché continuare a farsi ammazzare?

Finora l’invasione ha messo in fuga il 30% della popolazione ucraina: sei milioni all’interno del paese ed otto all’estero, divisi tra cinque in Europa e tre in Russia. In tutti gli scenari elaborati in occidente, la previsione è che la popolazione continui a calare fino al 2052, con un’oscillazione tra 21% e 32% a seconda del caso più ottimista o quello meno.

Forse il modo più rapido per arrivare alla fine dei combattimenti sarebbe aiutare la fuga dei combattenti: andate a rifarvi una vita da un’altra parte, accettati e supportati dal paese che vi accoglie. Mearsheimer ci ricorda che questa è una guerra di attrito, esattamente come la Prima guerra mondiale, dove a morire furono principalmente i soldati, specialmente sotto i colpi di artiglieria. Visto che entrambe gli schieramenti continuano a mandare cannoni e missili, l’unica è far scappare i ragazzi. Per cercare di non perdere completamente due generazioni di ucraini e russi.


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