Vita d'artista


L’inganno di Labano

Qualche giorno fa ho incontrato in modo del tutto inaspettato, peraltro dopo averlo citato, l’amico e rabbino Shlomo Bekhor, un uomo di profonda spiritualità e gentilezza. Seguo tutte le settimane la sua posta riguardante la Parashà della settimana, cioè la parte della Bibbia che si legge in sinagoga proprio quel sabato. 

Le sue riflessioni sono di grande interesse perché, aldilà del fatto di essere più o meno religiosi, sono delle grandi lezioni di saggezza: quest’ultima riguarda la storia di Giacobbe e dell’inganno che subisce da parte del suocero, Labano, che gli dà in sposa invece di Rachele, di cui è innamorato e per cui ha lavorato sette anni, Lea, la sorella più grande, con un sotterfugio. Dovrà lavorare altri sette anni. Perché dovrebbe interessare una storia di poligamia? Come può il più perfetto dei patriarchi odiare la moglie Lea? Secondo Rav Bekhor è una delle storie più intriganti di tutta la Bibbia, perché in essa si trovano alcune delle idee più profonde sulle relazioni umane e sull’amore. Proverò a riassumere qui il suo lungo commento.

Il Talmud mette in guardia in modo eloquente sul fatto di vivere con una moglie che odiamo e disprezziamo: o cambi il tuo atteggiamento o esci dal matrimonio. Ma nello Zohar, Lea e Rachele sono descritte come il “mondo nascosto” e il “mondo rivelato”: Rachele rappresenta il proprio sé cosciente, espresso in emozioni e parole, ciò che possiamo capire, classificare, in sintesi la parte del coniuge che apprezziamo in modo manifesto. Lea invece l’inconscio, incarna gli aspetti a cui non riusciamo a dare un nome, che ci irritano e che mettono in difficoltà una parte profonda che addirittura noi stessi non conosciamo. L’osservazione dell’Alter Rebbe (1745-1812) su questa questione è che le persone odiano ciò che non capiscono, allontanandosi da ciò che non può essere controllato. Amiamo solo quello che ci è simile, ma quando invece ci troviamo di fronte a una realtà che ci sfida, ci sentiamo vulnerabili e la reazione a questo, spesso è l’odio.

Nella storia Dio vede che Lea è odiata e per aiutarla le “apre il grembo”, le manda dei figli, Rachele invece, la più amata e desiderata, rimane sterile. Secondo l’interpretazione del Rav è spesso proprio ciò che più ci spaventa “che ci permette di dare alla luce i nostri più profondi poteri dell’anima. Se ci circondiamo solo di persone che ci danno l’apparenza del controllo sulle nostre vite, rimaniamo 'sterili' come Rachele. Esponendo noi stessi all’ignoto possiamo dare vita all’infinito nascosto nella nostra anima”. Lea e Rachel sono non solo la summa della donna/moglie, ma anche del matrimonio, e la storia del patriarca, il solo tra i patriarchi capostipite di Israele, è così dettagliata quasi fosse un prototipo esemplare di tutti i matrimoni futuri, unica nel suo genere. Giacobbe vorrebbe sposare Rachele per prima, ovvero dare più rilevanza al lato esteriore e rivelato, ma la mano di Dio lo porta a sposare prima Lea, perché è lei la parte più importante e difficile di una unione, anche se la più feconda. Nel tempo Giacobbe l’apprezzerà e avrà pari ruolo di Rachele. Ringrazio Rav Bekhor.

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In questo numero hanno scritto:

Umberto Pietro Benini (Verona): salesiano, insegnante di diritto e di economia, ricercatore di verità
Angela Maria Borello (Torino): direttrice didattica scuola per l’infanzia, curiosa di bambini
Valeria De Bernardi (Torino): musicista, docente al Conservatorio, scrive di atmosfere musicali, meglio se speziate
Roberto Dolci (Boston): imprenditore digitale, follower di Seneca ed Ulisse, tifoso del Toro
Giovanni Maddalena (Termoli): filosofo del pragmatismo, della comunicazioni, delle libertà. E, ovviamente, granata
Barbara Nahmad (Milano): pittrice e docente all'Accademia di Brera. Una vera milanese di origini sefardite
Riccardo Ruggeri (Lugano): scrittore, editore, tifoso di Tex Willer e del Toro
Guido Saracco: già Rettore Politecnico di Torino, professore, divulgatore, ingegnere di laurea, umanista di adozione.