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Da Charles Dickens a Trump e Mamdani

In America si riaccende lo spirito festivo di fine anno, tra Thanksgiving (giorno del ringraziamento) a fine novembre e Natale tra un mese. Mai come quest’anno sono attuali le novelle di Charles Dickens, con i suoi insegnamenti sull’ingiustizia di un’economia che vede pochissimi ricchi che se la spassano, mentre gran parte della popolazione arranca per arrivare a fine mese.

Se già Biden aveva perso le elezioni a causa dell’inflazione e di un costo della vita sempre più caro, a fronte di salari che non tengono il passo, Trump non sta facendo meglio, ed i suoi proclami sono sempre più improbabili. L’altro giorno ha dato spettacolo, accogliendo il neo-sindaco di New York Mamdami alla Casa Bianca nel modo più amichevole e natalizio possibile. Passati gli insulti e le minacce, sembravano Gianni e Pinotto sorridenti di fronte alle telecamere, a dirci che lavoreranno assieme per ridurre il costo della vita. E noi ci crediamo.

Già, la Borsa continua a distribuire utili miliardari, nonostante il nervosismo per la bolla AI. Ma ricordiamo che l’1% più ricco del Paese detiene il 50% delle azioni, percentuale che sale al 93% quando prendiamo il 10% più abbiente. In pratica a Washington e New York fanno tutti festa parlando di NVIDIA e Microsoft, ma chi ci guadagna veramente è una parte minima del Paese.

Se Mamdami ha idee improbabili sul come abbassare il costo della vita dei suoi cittadini, alzando le tasse per gli abitanti più facoltosi, Trump ha promesso $2.000 alle famiglie più bisognose, dicendo che arrivano dagli introiti delle tariffe. Ha anche proposto di allungare i mutui a 50 anni, in modo da ridurre un poco la spesa sulla casa, ma in compenso pagarla tre volte il prezzo originale. E noi ci crediamo, come alle promesse di Babbo Natale se facciamo i bravi bambini.

Ma agli americani adulti serve una vera riduzione del costo della vita, sulle cose che contano: alimentari, carburanti e sanità. E serve mettere un freno ai licenziamenti, che han visto il maggior numero da 22 anni (154.000 vittime), e riconoscere che un quarto della popolazione non lavora abbastanza, quello che in gergo chiamiamo “funzionalmente disoccupata”.

Trump ha rapidamente cancellato alcune delle sue tariffe per scontare il prezzo di banane, caffè, carni e salumi di importazione, e far ripartire le esportazioni di soia ed altri prodotti agricoli americani. E’ presto per vedere un impatto di queste misure sul costo degli alimentari, mentre il popolo compra uova costose ed i ricchi quelle di Fabergé.

Sui carburanti, da un lato la politica del “drill, baby drill” (scava bambino, scava) aiuta a calmierare i prezzi domestici: il fatto che in Europa non possiate più comprare idrocarburi russi porta le nostre aziende a vendere caro il gas naturale, mentre gli altri paesi OPEC non hanno grande interesse a deprimere i loro ricavi. Continuiamo a pagare la benzina sui $3 a gallone (quattro litri), che e’ decente, ma non consente grandi risparmi a fine mese.

Sulla sanità il Presidente le sta provando tutte, portando a casa sconti importanti dalle aziende farmaceutiche, ma senza aver ancora inciso abbastanza sul costo esorbitante delle assicurazioni mediche, che continuano imperterrite ad alzare i premi annuali e fare l’impossibile per non risarcire le spese dei pazienti. Se è vero che solo 27 milioni di americani non hanno assicurazione medica, sono 149 milioni quelli senza rimborso per la medicina preventiva. Il 16% dei pazienti diabetici spende il 40% del reddito in insulina, e si autoraziona la dose: non siamo ben messi.

A New York come nel resto del paese è ora di tornare nei teatri scolastici e di quartiere, per rivedere ancora una volta Canto di Natale di Dickens, e riflettere sui concetti di generosità, di compassione e di contrasto tra il benessere di pochi e la povertà dei tantissimi. Sediamoci in poltrona, e pensiamo che negli ultimi vent’anni il prezzo dei gioielli è salito del 39%, quello del pane del 112%, della carne macinata del 155% e dell’insulina del 600%. Al contrario gli stipendi sono cresciuti del 13% per il 10% più ricco della popolazione, e del 8,7% per il rimanente 90%. Forza Babbo Natale, facci il miracolo!

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Zafferano

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In questo numero hanno scritto:

Umberto Pietro Benini (Verona): salesiano, insegnante di diritto e di economia, ricercatore di verità
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Valeria De Bernardi (Torino): musicista, docente al Conservatorio, scrive di atmosfere musicali, meglio se speziate
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