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L’epopea di Atanasio

Il Papa è in Turchia questa settimana per celebrare i 1700 anni dal concilio di Nicea. È il primo e più simbolico dei viaggi, che i vaticanisti non mancheranno di analizzare in tutti i suoi aspetti a valori. Nicea è il luogo della definizione del Credo cristiano, del grande accordo tra cristiani appena usciti da tre secoli di persecuzioni, dell’universalità della Chiesa anche come struttura politico-sociale. 

Ma, fa notare Antonio Socci, è anche l’inizio della saga di Atanasio, la figura che determinerà il secolo e la storia successiva della Chiesa.

A Nicea (325 d.C.) Atanasio è un giovane diacono che accompagna il suo superiore, il vescovo di Alessandria, al grande concilio voluto dall’imperatore. Atanasio è diventato monaco per aver incontrato sant’Antonio abate, da cui era rimasto affascinato. A quest’incontro con il vecchio monaco rimarrà fedele per tutta la vita, decidendo anche di scriverne la storia per farlo conoscere a tutti. Armato di questo incontro totalizzante, rimane segnato dai dialoghi di Nicea e dalla loro formulazione finale, che tutti sottoscrissero e si impegnarono a difendere. Infatti, si era riuscito allora a trovare una pacificazione rispetto ai numerosi litigi e lotte sulla natura di Gesù stesso, contenuto principale della fede. In particolare, la definizione che rimane impressa in Atanasio è quella della “stessa sostanza del Padre”. Gesù non è solo simile al Padre o creato dal Padre, come volevano gli ariani. È proprio della stessa sostanza di Dio, è proprio Dio stesso, non un suo surrogato, che decide di mangiare, bere, dormire, camminare, parlare come tutti gli uomini. Gesù non era un mezzo dio, un mediatore della divinità, che ne avrebbe fatto oggetto più semplice di appropriazione e anche di contrattazione politica. Se uno è proprio Dio, è difficile poterlo addomesticare a qualsiasi tipo di potere.

Atanasio a sua volta non si farà addomesticare. Finito il concilio, i seguaci di Ario, tra cui buona parte della famiglia imperiale, per ovvi interessi, cercheranno di modificare, sebbene di poco, il credo uscito da Nicea. L’idea era semplice: basterebbe dire che Gesù era molto simile a Dio, quasi Dio, magari togliendo la parola “sostanza”. In greco la differenza tra “della stessa sostanza” e “simile a” è di una sola lettera iota: homoousios, homoiusios. Se poi non si cita la parola “sostanza”, i termini sono ancora più vaghi e facili da accettare. La maggioranza dei vescovi, che pure era stata a Nicea, a un certo punto accettò. E così, tra ariani, semiariani, omeisti (quelli dello iota ecumenico senza il sostantivo “sostanza”), i niceni finirono in minoranza. Alla loro testa, Atanasio spenderà la vita per difendere la versione con la parola “sostanza” e uno iota di meno.

Per farlo, dovette subire infinite persecuzioni, sei esili e condanne di ogni tipo inflittegli dall’Imperatore. A un certo punto, non poteva dormire due notti nello stesso posto e viaggiare di rifugio in rifugio, spesso nelle lande deserte d’Egitto, per evitare i messi dell’imperatore che avevano l’ordine di ucciderlo. Atanasio resistette, ben protetto da una fitta rete di amici di Antonio abate, odiato da tutti gli altri perché testardo e divisivo. Perché scocciare tutti su quella vecchia definizione? Non conta in fondo solo l’esperienza di una vita buona? Perché fissarsi sulle definizioni che ci dividono invece che sulle belle esperienze che ci accomunano? E poi, i tempi non sono forse cambiati da quell’antica riunione a Nicea? Non è forse d’accordo la maggioranza dei cristiani? Perché disturbarli ancora con lotte fratricide? E, infine, si può sacrificare la vita per uno iota, dividere un popolo per uno iota, rifiutare i beni dell’imperatore per uno iota? In fondo non sono solo parole? E un buon accordo non è forse meglio che il rischio di una sconfitta?

Il testardo Atanasio alla fine vincerà ed è per questo che tutte le domeniche, spesso incoscienti e assonnati, i cristiani ripetono la formula che ha paradossalmente garantito alla Chiesa il suo messaggio di amore e la sua indipendenza nella storia. La vicenda di Atanasio è una straordinaria epopea, meglio del più avventuroso dei romanzi, solo che bisogna avere in sé lo spirito dell’avventura e il gusto della ricerca della verità per rendersene conto.


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