Ci sono voluti invece 3 milioni di anni (nel frattempo gli australopitechi si erano già estinti) perché un homo erectus scoprisse il fuoco, come appiccarlo e addomesticarlo tramite apposite tecnologie, celebrando il primo barbecue di cui abbiano tracce circa 1,5 milioni di anni fa in Sud Africa.
Il linguaggio, altra tecnologia fondamentale, comparse molto dopo. Qualcuno attribuisce forme larvali di pre-lingua all’homo Neanderthalensis, ma l’uso di un linguaggio vero e proprio sembra essere una caratteristica propria dell’homo sapiens, comparsa prima di 100.000 anni fa, nonostante si fossero già sviluppate da tempo le necessarie caratteristiche anatomiche della gola.
Insomma sono passati poco meno di un milione e mezzo di anni perché imparassimo a domandare “Hai da accendere?”, poco più di 2,5 milioni di anni per chiedere “Mi passi quel coltello?”. Nel frattempo la nostra corteccia cerebrale si ispessiva e specializzava.
Forte di questo straordinario strumento di comunicazione e coesione sociale, l’homo sapiens ha affrontato la scoperta del mondo e piano piano si è diffuso ovunque, lasciando l'Africa circa 125.000 anni fa, fermandosi per circa 50-60.000 anni in Medio Oriente, poi proseguire verso l'Europa e l'Asia.
Il linguaggio è connesso al nostro sistema cognitivo: ci aiuta a ragionare, a mettere in ordine i pensieri, a categorizzare e legittimare la realtà, a fare astrazioni, a socializzare. Senza di esso non esisterebbero né menzogne né mezze verità, strumenti utili per raggiungere i nostri obiettivi o mascherare le nostre debolezze.
L’intelligenza artificiale generativa oggi parla il nostro linguaggio, a ciò allenata tramite maree di testi da noi prodotti e come tali ricchi di errori, ma a questi ultimi aggiunge le cosiddette allucinazioni informatiche. In ragione della customer satisfaction, come il Fonzie di Happy days, non riesce a dichiarare le proprie mancanze. Quando non sa, inventa. Ma non dobbiamo preoccuparci solo di questo.
Si stanno moltiplicando esperimenti di trasmissione diretta tra cervello e cervello tramite interfacce elettroniche non invasive. Pare che già funzioni con parole semplici come “ciao”. Posto che ci interessi un mondo alla Minority Report - senza spazio per la menzogna o il delitto premeditato e dove il pudore è bandito - questa è una ulteriore spinta a che, alla luce dei progressi delle neuroscienze, si metta mano al più presto ai risvolti etici e normativi di queste tecnologie. Dopo oltre 75 anni, la Dichiarazione universale dei diritti umani dell’ONU va rivista, quanto meno ridefinendo, nel ribadirli, i diritti alla autodeterminazione e alla libertà di pensiero.