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Regista-attore-spettatore: il prologo di Dioniso nelle Baccanti di Euripide

Ἥκω, giungo.

Così si apre il prologo delle Baccanti del tragediografo attico Euripide (V secolo a.C.). Dioniso, dio misconosciuto, è arrivato a Tebe, la terra di sua madre Semele, di suo nonno Cadmo, di suo cugino Penteo, il re. 

Come nota Montana, questo prologo rappresenta un unicum tra i drammi euripidei, non tanto per la presa di parola da parte di una divinità, ricorrente strategia utile all’adozione di un punto di vista onnisciente, quanto per il ruolo esercitato dalla stessa nell’evoluzione della trama, nonché per la sua particolare partecipazione alla vicenda in qualità di personaggio agens . Dioniso medita la vendetta contro il tracotante Penteo, colpevole di continuare ostinatamente a negare che Dioniso sia un dio. Dioniso calcola, progetta, studia la capitolazione dell’avversario. Il Dioniso euripideo è la figura meta-teatralmente registica di una vicenda, lo scontro con Penteo, della quale egli stesso, con il procedere della tragedia, sarà primo spettatore. Ma Dioniso è anche, e soprattutto, corpo che agisce e che si presenta sulla scena.

Rizzini si sofferma sulla formula d’esordio Ἥκω, tipica, in Euripide, della presa di parola di entità soprannaturali . Essa non è solo, come ribadisce Guidorizzi, utile segnale della “scenografia verbale” , ossia indicazione dell’ingresso in scena dell’attore, ma è una decisa forma di caratterizzazione dello statuto di Dioniso, presa di posizione circa la sua natura divina, superiore.

L’arrivo di Dioniso, quindi, è l’irruzione, nelle fila della storia, del dio-personaggio che “impone la sua presenza imperiosa, esigente, invadente” . Dioniso, il dio negato e misconosciuto, giunge per essere visto, pretende di essere visto e obbliga gli uomini a conoscerlo e riconoscerlo, secondo quel primato gnoseologico, analizzato da Rizzini, che i Greci attribuiscono all’occhio .

Per rivelarsi, tuttavia, il Dioniso euripideo, ribadiscono Vernant e Vidal-Naquet, prende sembianze umane, si dissimula in un mascheramento che sfida la capacità umana di trascendere la superficiale realtà dell’apparente. Divenuto personaggio attivo, egli stesso attore della vendetta che si appresta a compiere, Dioniso si maschera e, proprio come un regista, maschera anche chi gli sta attorno. L’inizio della progressiva caduta di Penteo dinanzi al dio avverrà, infatti, mediante assunzione di un mascheramento. Portato alla follia da Dioniso, Penteo accetterà di travestirsi da donna e di spiare i riti segreti delle baccanti, quelle stesse baccanti invasate per mano delle quali troverà la morte. Per tornare al prologo, lo stesso termine σκευή (v. 34), nota Rizzini, è riferibile non solo a un generico travestimento rituale, pur certamente coerente con la dimensione sacrificale della futura morte del re, quanto alla specifica e concreta “veste teatrale” e, dunque, al “vincolo di necessità, cioè di parte obbligata che il dio impone alle proprie vittime senza libertà di scelta” .

Il mascheramento di Dioniso, inoltre, permette l'instaurazione di un rapporto di collaborazione meta-teatrale con i reali spettatori di quella che Ieranò chiama “sacra rappresentazione” . Opportunamente informati, nel prologo, dell’antefatto della vicenda e del possibile risvolto finale della stessa, essi non solo sono gli unici ad avere consapevolezza della finzione dietro la quale si nasconde Dioniso, ma godono anche, dunque, di un’apparente onniscienza, tuttavia solo superficialmente equiparabile a quella del dio. Dinanzi al prologo, ricorda, infatti, Verdegem, lo spettatore è portato a predire legittimamente che l’esito funesto dello scontro tra Penteo e Dioniso avvenga per mezzo di un’arma (vv. 50-52) . Soltanto la progressione degli eventi potrà smentire il ricorso alla suggestio falsi, artificio tipicamente euripideo e, ora, in linea con il carattere manipolatore, macchinoso del personaggio di Dioniso. Il dio inganna Penteo. Il dio inganna gli spettatori.

In conclusione, il prologo fornisce i primi preziosi indizi della polivalenza del personaggio di Dioniso, contemporaneamente mente, corpo e occhio della vicenda, voce meta-teatralmente imponente, divinità che sa avvicinarsi all’uomo e dal quale sa crudelmente prendere le distanze.

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Bibliografia:

  Montana F., Poetica dionisiaca e prologhi euripidei, Loescher Editore, p. 2.

  Rizzini I., Le Baccanti o l’ossessione della visione, in Beltrametti A., Studi e Materiali per Le Baccanti di Euripide, Storia Memorie Spettacoli, Ibis, Como-Pavia 2007, p. 124.

  Guidorizzi G., Euripide, Baccanti, Fondazione Lorenzo Valla, Mondadori, Milano 2020, p. 34

  Vernant J.-P., Vidal-Naquet P., Il Dioniso mascherato delle Baccanti di Euripide, in Mito e tragedia due, in La storia del teatro, Il Teatro Antico, Il Giornale, 2000, p. 352.

  Rizzini I., Le Baccanti o l’ossessione della visione, in Beltrametti A., Studi e Materiali per Le Baccanti di Euripide, Storia Memorie Spettacoli, Ibis, Como-Pavia 2007., pp. 110-111

  Rizzini I., Le Baccanti o l’ossessione della visione, in Beltrametti A., Studi e Materiali per Le Baccanti di Euripide, Storia Memorie Spettacoli, Ibis, Como-Pavia 2007, p. 126.

  Ieranò G., Euripide, Baccanti, Mondadori, Milano 2019, p. XIII.

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