Bruxelles


Perché partirà il negazionismo ecologico

In questa città, dove notoriamente è difficile tenersi un cecio in bocca e l’abbondanza di pettegolezzi e indisrezioni supera quella delle patate fritte by Chez Antoine, la friggitoria a pochi passi dalle sedi di Consiglio e Commissione Europea dove pure la Merkel fece la coda per gustrale, non s’è l’è filato per niente, o quasi. Nonostante qualche medium, traducendo dall’èstone un’intervista, lo avesse anticipato svariate settimane fa.

Stefano Grassi, seconda metà dei 40, serio e competente, pacato e misurato, capace di unire diplomazia con concretezza, studioso dei dossier che gli competono con l’approvazione della Commissione Van der Leyen lascerà l’ufficio di capogabinetto di Federica Mogherini per diventarlo di Kadri Simson, nuova commissaria all’energia.

E’ posto chiave nello sviluppo del New European Green Deal (che non ha nulla ache vedere con la versione light e fake di quello proposto dal governo e basato su imposte aggiuntive); è un posto chiave per l’Italia – e un riconoscimento di valore non secondario. A cui va aggiunto che la Simson, estone, è stata messa sotto pressione dai media del suo paese per non avere scelto un connazionale come capo dello staff. Lei ha parole lusinghiere, di apprezzamento, e assicurato il suo paese che ci saranno almeno due estoni nel suo gabinetto (che ha sei componenti i quali, secondo prassi e norma, devono provenire da tre stati membri diversi).

Forse il profilo di extracompetente non si confà al gossip. Grassi, apprezzatissimo negli “eurocorridors” per le virtù di cui sopra fu consigliere per gli affari europei di Mario Monti primo ministro e successivamente di Enrico Letta; è transitato nel gabinetto Juncker e successivamente approdato alla testa del gabinetto Mogherini e conosce a fiondo i meccanismi negoziali del Consiglio Europeo, essendo stato il rappresentante della Commissione nella commissione che prepara le decisioni dei capi di stato e di governo.

L’incarico è complesso. La lista, dettagliata e circostanziata, che la Presdiente VdL ha assegnato alla commissaria Simson, 42 anni, storica di formazione, ex giovanissima ministra delle infrastrutture centrista del suo paese, contiene le chiavi della cosiddetta “transizione energetica” funzionale al riverdimento dell’Europa che sta nella missione del socialista olandese Timmermans – e che nelle parole di un estremo difensore dei piani proposti, “di certo darà nel medio termine nuove forme e profili all’intera economia europea”.

Il garante dell’esecuzione di un incarico da Commissario è per buona percentuale compito del suo capo di gabinetto. Con la sua capacità di interpolare il lavoro con le altre squadre della Commissione. Aggiungiamo anche la capacità di accogliere opinioni, pressioni debite o indebite, gestirle o contrastarle. Altrimenti detto, sull’energia l’esercito dei lobbisti di settore, me compreso, si sta preparando a cinque anni di iperattività.

I programmi comprendono, alla spicciolata: la riduzione delle emissioni accelerata di CO2 entro il 2030 (-50%) , in una Europa dove tre quarti delle emissioni stesse arrivano dal settore dell’energia e del suo utilizzo. Energia sicura, protetta e sostenibile. A questo viene aggiunto il mantra del completamento dell’integrazione del mercato europeo dell’energia, la sua interconneccione per aiutare amantenere bassi i prezzi per i consumatori, contribuire ad aumentare l'uso di energia pulita e produrre ener
fornire più affidabile e sicuro. Un mantra, per l’appunto, che fin qui non ha dato prova di raggiungere, per i consumatori, tangibili risultati.

L’efficienza energetica, il miglioramento del rendimento energetico degli edifici e la promozione di un sistema di alimentazione ampiamente basato sulle energie rinnovabili, con un aumento dell’interconnettività e migliore conservazione dell'energia, continueranno a richiedere tassi d’investimento di tutto rispetto che, per esempio, solo per le reti di distribuzione elettrica, quelle che vi portano l’elettricità alle prese di casa, si prevedono investimenti nell’ordine di 17-24 miliardi annui includendo gli obiettivi di decarbonizzazione (cioè di riduzione o annullamento di emissioni di CO2 connesse).

“Dovresti vedere come facilitare l'integrazione intelligente dei settori dell'elettricità, del riscaldamento, dei trasporti e dell'industria.Dovresti aiutare a impostare i segnali giusti e gli incentivi finanziari per aumentare gli investimenti in energia pulita”, scriveva VdL a Simson in ottobre. Non c’è che dire – un cahier de charges senza compromessi, ma che richiederà soldi e soldi che dovranno uscire in primo luogo dall’industria. E immaginiamoci le resistenze. E la ricerca di alternative a minor costo.

A questi compiti sarà poi necessario affiancare temi che hanno portata geopolitica e geoindustriale rilevante: utilizzo del gas, cattura e lo stoccaggio del carbonio. E imporre lo sviluppo dell’idrogeno gestendo anche il nucleare che serve ancora e gestendo il progressivo phasing out: altra montagna di interessi fra stati diversi da mettere in fila e su cui trovare consenso. Per finire, abbassare drasticamente l’uso del dollaro nelle transazioni energetiche europee con gli ststi fornitori (oggi siamo all’85%) accelerando il passaggio all’uso dell’euro – non facile, e molto delicato.

Sulla scrivania di Grassi atterrerà poi l’attenzione richiesta verso i consumatori, con il tentativo di abilitare i cittadini e le cooperative a svolgere un ruolo maggiore per la diffusione delle energie rinnovabili attraverso l'autoconsumo. Con investimenti privati, certamente supportati, ma privati.

Tutto questo senza considerare la miccia lunga della povertà energetica: oltre 50 milioni di famiglie europee non possono permettersi di riscaldare adeguatamente le loro case e pagare le bollette elettriche e del gas. In termini numerici, siamo nell’Unione grossomodo 513 milioni contando ancora l’Inghilterra, e potrebbero esserci 50 milioni di capifamiglia pronti a rinfrescare o estrarre i loro gilet gialli: un fattore evidente, e troppo importante per essere ignorato.

Nei circoli che a Bruxelles si occupano di sicurezza interna dell’Unione, il rischio di rivolte di piazza su larga scala con inevitabili ricadute politiche è ben definito e reso visibile da segnalazioni e rapporti in aumento dalle polizie di molti paesi, compreso il nostro. Ecco allora cominciare a comparire articoli sparsi su giornali influenenti che tendono a limitare gli entusiasmi filogretiani e a ricondurre gli obiettivi appena elencati nell’alveo della fattibilità e progressività. L’ultimo in ordine temporale, La Frankurter Allgemeine Zeitung con il titolo d’apertura di una domenica di metà novembre che smontava il sogno di una rapida crescita dei veicoli elettrici e il passaggio acceleratissimo alla mobilità a zero e missioni da parte del veicolo.

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