Vita d'artista


Il cortile di via Disengoff

 E' una cosa molto emozionante quando la tua opera ispira qualcun altro. Sono onorata che questo sia successo a me, grazie a Liliana Treves Alcalay, che la domenica a casa di sua figlia si sedeva sempre davanti ad un mio quadro della serie di Eden, Marbles ( poi finito sulla copertina della sua ultima fatica letteraria). 

Un gruppo di ragazzini seduti in cerchio giocano a dadi, all’esterno, in un cortile. Non ho definito nessun cortile e alla fine non ho dipinto neppure i dadi, ma si intuisce dalla loro concentrazione verso il centro della composizione che si sta rischiando grosso col punteggio. Sono semplici momenti di vita quotidiana, vita comune, in mezzo ad una pittura molto asciutta con un fondo grezzo, che ricorda la sabbia del deserto. Tutta la serie intitolata Eden è stato il mio tributo personale e artistico alla storia ebraica recente e a quell’humus nel quale sono cresciuta. La mia idea era quella di rappresentare un inizio, quello dello Stato di Israele, e di raccontare attraverso la mia pittura una precisa utopia nata dalle ceneri della Seconda Guerra Mondiale e dalla Shoah. Le fonti di Eden sono storiche, vecchie riviste diffuse dallo Stato d’Israele negli anni’50 per promuovere l’Aliah, l’immigrazione di nuove famiglie.

Il libro, edito da Giuntina, è la storia di un vedovo, Samuel, che decide di coronare il sogno della sua vita: a ottantatré anni lascia Milano e si trasferisce in Israele creando grande scompiglio nella sua famiglia. La figlia lo raggiunge sperando di farlo tornare in Italia ma, all’aeroporto scopre un uomo diverso, un signore vivace e lucido. Le racconta così, in una lunga passeggiata che attraversa la città, il suo viaggio rocambolesco all’inizio del 1943, con la madre e i fratelli, da Sofia a Tel Aviv. Liliana racconta in forma romanzata, la storia di suo marito Giorgio, del suo periodo dell’infanzia passato tra le difficoltà famigliari e i giochi di bambino tra i cortili e i vicoli della città, durante le tensioni politiche e sociali che scuotevano l’allora Palestina mandataria.

E’ un libro che si legge d’un fiato, con anche interessanti spunti di riflessione, ad esempio legate al ruolo della Bulgaria nella Seconda Guerra Mondiale, che fu l’unico paese in Europa che si rifiutò di deportare gli ebrei nei campi di sterminio. Grazie anche all’eroico Dimitar Peshev, Vicepresidente della Camera dei Deputati e altri politici e personaggi pubblici dell’epoca che rifiutarono con ostinazione di inviare nei campi di concentramento nazisti i propri cittadini ebrei, mentre i treni erano già allineati sui binari e pronti per partire. Il libro è uscito purtroppo appena prima dei fatti tragici del 7 ottobre, e dunque non è stato presentato in forma pubblica.

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In questo numero hanno scritto:

Umberto Pietro Benini (Verona): salesiano, insegnante di diritto e di economia, ricercatore di verità
Angela Maria Borello (Torino): direttrice didattica scuola per l’infanzia, curiosa di bambini
Valeria De Bernardi (Torino): musicista, docente al Conservatorio, scrive di atmosfere musicali, meglio se speziate
Roberto Dolci (Boston): imprenditore digitale, follower di Seneca ed Ulisse, tifoso del Toro
Barbara Nahmad (Milano): pittrice e docente all'Accademia di Brera. Una vera milanese di origini sefardite
Riccardo Ruggeri (Lugano): scrittore, editore, tifoso di Tex Willer e del Toro
Silvia Andrea Russo (Cremona): passione per l'antichità, la letteratura, la recitazione, la musica, il canto e la scrittura