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Super Intelligenza

Il nostro Presidente è sempre più concentrato sull’Intelligenza Artificiale, cui ha cambiato il nome in Super Intelligenza, come già ha fatto per Golfo del Messico ed Lago Ontario. Attorniatosi di tutti i CEO felpati, ad eccezione di Gatto Sam e Volpe Dario, ha presentato i nuovi servizi digitali governativi come avrebbe fatto buonanima di Steve Jobs al lancio dell’iPhone, all’insegna del “sarà sempre domenica e festa per tutti”. 

Questo suo attivismo sull’IA è giustificato, perché sul fronte geopolitico è impantanato tanto in Palestina quanto in Ucraina ed Iran, su quello domestico registra il minimo nei consensi degli elettori, e le mid-term si stanno avvicinando inesorabili. Con solo il 32% degli americani che lo approvano, pure i candidati repubblicani evitano di parlare di Trump, per distaccarsi dalla sua immagine ormai infangata da troppe inversioni ad U ed uscite balzane.

In questo scenario buio per le prospettive elettorali del Presidente, l’intelligenza artificiale gli dà un lume di speranza, perché continua a spingere borsa ed economia, che nell’ultimo trimestre ha registrato un +3.7% annuo che nessuno si aspettava. Con i tassi di interesse che impazzano in tutto il mondo, l’America trae notevole vantaggio dalla vecchia regola, “quando c’è trambusto, vai su dollaro e lambrusco”: il dollaro guadagna posizioni, con relativo indebolimento degli altri paesi. La crisi petrolifera mette nei guai l’Europa più dell’America, e tutto questo potrebbe dare a Trump il punto dell’economia alle prossime elezioni. Non potrebbe certo raccontarci che stiamo meglio oggi di ieri, ma potrebbe vantare che gli altri stan messi peggio di noi. I violenti scioperi in giro per l’Europa, il Medio Oriente nei guai, ed il Sud America molto incerto, si traducono in un vantaggio concreto per le casse del paese la cui valuta regge il commercio e la finanza internazionale: gli USA.

Trump deve convincere gli americani che il ranocchio elettronico è buono e bello, ma non può copiare Xi, che asfalta qualsiasi azienda licenzi persone a causa dell’avvento di robot o intelligenza artificiale. In questo istante circa l’80% degli statunitensi vorrebbe una pausa all’innovazione digitale, ed il 90% ritiene giusto mettere dei paletti legislativi, proprio come in Cina. Trump non vuole, o forse non può voler legiferare, visti i favori ricevuti dai lobbisti che l’han piazzato lì ed ancora lo sostengono a botte di centinaia di milioni di dollari in donazioni.

Nella sua squadra solo Bessent e la Wiles propongono paletti contenitivi per l’intelligenza artificiale, ma gli altri, specialmente Sacks e gli onnipresenti Huang e Zuckerberg, vogliono lasciare libero il mercato, con un vaghissimo invito a stare attenti di non far danni. Sacks ha buon gioco a spiegare che i $2 miliardi che Anthropic paga ad Accenture perché controlli la sicurezza dei suoi modelli sono troppi, se i concorrenti cinesi se ne fregano. Peraltro il governo federale ha un budget molto risicato per questi controlli, solo $15 milioni, un vuoto cosmico confrontato lavoro necessario.

La Casa Bianca correttamente non vuole finire nell’entropia europea, dove 500 pagine di regole e regolette finiscono per bloccare innovazione ed imprenditori, troppo preoccupati da multe, ispezioni e sanzioni mai chiare. Tuttavia l’opinione pubblica americana è chiara, e con l’avvicinarsi delle elezioni di mid-term Trump corre il rischio che in assenza di una sua legge, e con un Congresso diviso, poi ogni Stato inizi a legiferare per conto proprio, creando quell’arlecchino di regole e balzelli che tutti vogliono evitare.

Dal mio punto di vista, se l’Amministrazione spingesse verso un futuro dove ognuno di noi ha i suoi schiavetti elettronici, ovvero robot ed agenti AI, che può mandare a lavorare al posto proprio, o almeno portarli con sé in ufficio per ottenere una paga maggiore, faremmo buon uso della tecnologia. Al pari dell’esoscheletro, o di impianti BCI (brain computer interface), che aumentano artificialmente le capacità della persona, se ognuno di noi avesse e controllasse uno o più schiavetti elettronici, sarebbe un buon modo di sfruttare l’innovazione tecnologica.

L’alternativa, guardacaso proposta da Gates con gli altri CEO felpati ed i soliti sinistri elitari, è quella per cui i robot sono proprietà di pochi ultra-mega-ricchi, che pagano le tasse equivalenti ai lavoratori in carne ed ossa. Queste tasse a loro volta consentono di pagare il reddito di cittadinanza agli ex-lavoratori, ormai senza impiego né indipendenza, piantati sul divano di cittadinanza a guardare Netflix. Questa alternativa, cari lettori, è semplicemente infernale.

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Zafferano

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In questo numero hanno scritto:

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