Già è bello avere un mago della finanza in casa, figurati in Casa Bianca.
Donald resta fonte inesauribile per il mio corso sulla negoziazione, dimostrando che è corretto parlare di arte negoziale, che parte dalla razionale teoria dei giochi, per poi costruire elementi di sorpresa. La solo apparente irrazionalità è una chiave per condurre in porto la trattativa, perché la controparte non è ben preparata a cosa viene messo sul tavolo. Come dice l’amico di 42N da Cambridge, non fosse per le migliaia di innocenti la cui vita viene devastata inutilmente da parte di criminali assatanati, sembrerebbe di guardare una bella partita di Risiko.
Sottolineo che il Presidente americano, al contrario degli schiamazzi dei Competenti, non ha abbandonato il tavolo negoziale. Era pacifico che la trattativa non si chiudesse in due giorni, specie quando non esiste la minima fiducia tra le parti e volano missili ogni ora. Efficace il rilancio di Trump di chiudere lo stretto di Hormuz, che ha diretto 142 petroliere verso le raffinerie americane, come pure quello iraniano di continuare a bombardare Israele fino a quando non la smette di ammazzare bambini libanesi. America ed Iran sembrano due cani che si giocano la palla, col terzo cagnetto rognoso che prova a far saltare l’equilibrio.
Oggi si legge che l’America sarebbe pronta a comprare l’uranio arricchito di Teheran, e voglio sperare che sia così. Lo stesso discorso lo vedemmo per il conflitto ucraino: costerebbe molto di meno emigrare tutti i soldati, con le loro famiglie, ed integrarli in un Paese europeo o americano, che continuare a sprecare soldi e vite in missili. Meglio spender soldi che missili. Oggi non possiamo sapere se i $20 miliardi sono effettivamente la cifra offerta a Teheran per tutto l’uranio, ma equivale a dieci giorni di bombardamenti per noi contribuenti americani: è un affarone.
Interessante che Trump abbia comandato a Bibi di interrompere i bombardamenti sul Libano, cosa fatta a malavoglia visto che ancora oggi alcune ambulanze sono state attaccate tre volte di fila, con buona pace della guerra “giusta” di difesa. Bibi aveva illuso Trump di una vittoria facile e veloce, ed ora appare in difficoltà a spiegare come il nemico continui a sparare da ogni parte dopo così tante settimane di perfetti e schiaccianti attacchi. Buona parte del vertice iraniano è stato ammazzato, buona parte delle strutture militari distrutte, l’embargo economico è oltre modo vessatorio, ma intanto a Tel Aviv e dintorni il karma non gira a dovere. Come si evolverà il quadro nella prossima settimana?
Ogni bimbo ed infermiere ucciso da Israele deprime il consenso dell’opinione pubblica americana, che al 60% è contraria a questi attacchi ed al continuo foraggiamento di armi e finanze con le nostre tasse, ma il Congresso continua ad essere a supporto di Israele, seppure con margine minimo. I milioni di dollari che AIPAC ha gentilmente donato a repubblicani e democratici ora tornano utili: scopriamo persone di altissimi principi e pesantissimo portafoglio, che finiscono per votare seguendo i soldi. Dante saprebbe dove metterli, ora sentiamo cosa dice Papa Leone.
A questo punto scommetto che Trump continui a temporeggiare, urlando a destra e sinistra in modo caotico, ma molto concentrato sul massimizzare le petroliere che gli comprano gas e petrolio a prezzi da lusso, mentre noi automobilisti paghiamo scotto. Dovrà gestire alleati sempre più impazienti, come Turchia, Israele, India e tutti i paesi del Golfo la cui economia sta andando a rotoli insieme all’indice di fiducia degli investitori. Cercherà l’affare a destra e sinistra, promettendo come un mercataro, visto che alla prova dei fatti, funziona bene.
Bibi proverà in tutti i modi a riprendere i bombardamenti, senza remore nucleari. Il fatto che sia a capo di Israele dal 1996 prova che è veramente capace nel suo mestiere, ma sprecare altre migliaia di ragazzi americani per nulla sarebbe un gravissimo peccato.
