Nei minuti successivi tanti altri video, sempre più drammatici, cui si aggiungono quelli ripresi dai terroristi, tra cui quello della ragazza rapita e portata via in moto mentre implora di lasciarla vivere. Passo in rassegna gli altri social, i mass media, ma solo su Twitter intravedo qualcosa; invece su TikTok è una valanga di riprese in diretta. Arrivano riprese dai kibbutz, si vedono i ragazzi terrorizzati al buio finché vengono scoperti e sparati, o rapiti. In un altro, dei terroristi riprendono mentre sparano ad una Golf bianca uccidendo i due occupanti, e poi ancora mentre sparano ad un labrador in un giardino. In pratica ho visto la strage del 7 ottobre in diretta, attraverso una cinquantina di video postati in tempo reale da vittime e carnefici. Ho anche visto i prigionieri portati come trofei nei villaggi palestinesi: solo giubilo e festeggiamenti, non ho visto un essere umano provare a fermare questa cosa, cercare di aiutare i ragazzi, bimbi e vecchi che chiedevano aiuto. Buon compleanno TikTok, grazie dell’avermi dato una finestra aperta, senza commenti e filtri, sull’orrore in diretta.
Nei giorni successivi la maggior parte di quei video è stata tolta e data ad Israele, che ne ha fatto un film da proporre ad una platea selezionata di pochi giornalisti e politici. Da questi fulmini di guerra ci viene l’interpretazione degli eventi, la chiave di lettura: ci hanno spiegato che l’attacco di Hamas era unprovoked (non provocato), hanno glissato alla grande su chi voleva e chi osteggiava gli accordi di Abramo, ci convincono che il diritto alla difesa giustifica il bombardamento a tappeto in Palestina, Libano ed Iran, ci assicurano che i miliardi spesi in missili e proiettili sono la ricetta migliore per dare lavoro, sicurezza e democrazia al Medio Oriente.
Le fake truth sono fatte così, dicendo alcune cose ma non altre, per guidare l’opinione pubblica dove si vuole. Biden, Harris e compari continuano a dirci che Israele ha il diritto di difendersi, e che i danni collaterali nei bombardamenti a tappeto sono rischi calcolati, ma su altri aspetti sono muti come pesci in carpione. Non si dilungano sul fatto che Bibi sia passato da condannato pronto alle dimissioni a eroe nazionale, che la nostra industria della difesa abbia fatto tombola con questo secondo conflitto, che i palestinesi tengono ancora 97 ostaggi nei propri alloggi, e specialmente che questi due popoli si odiano con tutte le forze, e ne resterà uno solo se l’altro non emigra lontano.
Il disegno di Bibi, lobby ebrea e delle armi è logico: asfaltare tutto quanto non sia israeliano e sentirsi al sicuro. Quello che Biden non dice è, dove li mandiamo tutti questi palestinesi visto che nessuno dei loro fratelli arabi li vuole? In compenso spedisce altri missili a Bibi perché ha il diritto di difendersi, e li lancia di continuo, facendo capire che l’obiettivo è solo uno: eliminare l’avversario.
Per questo conflitto Trump non usa lo stesso metro ucraino, quando giustamente dice che ogni soluzione negoziale è sempre migliore della guerra. Qui anche lui scinde tra logica, legge ed etica, e sembra volere l’eliminazione dei palestinesi: visto che questo scenario non dispiace nemmeno agli altri paesi arabi, la prognosi è infausta.