Vita d'artista


Il mare del Talmud

Qualche giorno fa Shulim Vogelman, editore di Giuntina, piccola ma vivace casa editrice fiorentina, mi manda un link RaiPlay di una serie dal titolo Il Talmud per tutti, da lui scritta assieme a Valdo Gamberutti: un podcast con la voce di Luca Barbareschi per tentare di rendere accessibile un testo (che ha più di 1500 anni ed è praticamente sconosciuto ai più) fondamentale della cultura ebraica, non solo in campo religioso. 

Un testo che tocca ogni aspetto della conoscenza umana, dalla giurisprudenza alla scienza, dalla filosofia alla vita di tutti i giorni. Questo a seguito della pubblicazione annuale di ognuno dei tomi del Talmud Babilonese in italiano (che son 25), opera meritoria che ha il sostegno oltre che dello Stato italiano, del CNR, del MUR e dell’UCEI, l’Unione delle Comunità ebraiche italiane e del Collegio rabbinico italiano. Ho citato le varie istituzioni, cosa che non amo molto fare, solo per evidenziare l’alto profilo del progetto.

Il Talmud, data la sua vastità di trattazione, viene definito come un mare: da un lato una serie di precetti e norme dall’altro i suoi commenti. Ogni argomentazione, ogni pensiero ha nel Talmud il suo incastro preciso, è una sorta di “rete” ante litteram, in cui ogni cosa è connessa. Al tempo stesso è una raccolta immensa di domande, alcune volte chiare, altre più velate, in un dialogo incessante tra la spiritualità e la corporeità.

Paradossalmente è un libro che passa come un trattato di precetti, ma che di fatto promuove la dialettica e la contestazione costante delle regole, in cui nessuna domanda è mai sbagliata, perché significa l’inizio di un rapporto con il sapere. Il Talmud in fondo è una sorta di scrigno in cui c’è dentro tutto: le regole di vita, le informazioni storiche, la scienza, gli aforismi, aneddoti e racconti affascinanti intessuti di dettagli, che hanno un unico denominatore comune, la possibilità di interpretarli, di approfondire. Il Talmud in definitiva è un invito allo scavo, all’analisi continua, allo scontro fertile della dialettica, che così riesce ad allargare i confini della conoscenza.

Il modo migliore per studiarlo è trovare un maestro o un compagno di studi, questo caldeggiato metodo di studio viene chiamato “Hevrùta” perché, come molte cose nella vita, insieme viene meglio: proprio perché è una discussione su vari punti di vista diversi, in due è l’ideale.

Ma anche perché il dualismo è l’asse portante del Talmud, in esso infatti la doppiezza è ricchezza, non ambiguità: due posizioni diverse possono infatti convivere e risultare giuste entrambe, perché sono entrambe necessarie, sarà poi l’allievo che interpreta.

Non a caso il Talmud inizia sempre da pagina 2, anche perché così nessuno può affermare di conoscerlo alla perfezione, perché ci sarà sempre una pagina sconosciuta. Vi invito a tuffarvi in questo mare, trovate il link qui.

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Zafferano

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In questo numero hanno scritto:

Umberto Pietro Benini (Verona): salesiano, insegnante di diritto e di economia, ricercatore di verità
Angela Maria Borello (Torino): direttrice didattica scuola per l’infanzia, curiosa di bambini
Valeria De Bernardi (Torino): musicista, docente al Conservatorio, scrive di atmosfere musicali, meglio se speziate
Roberto Dolci (Boston): imprenditore digitale, follower di Seneca ed Ulisse, tifoso del Toro
Barbara Nahmad (Milano): pittrice e docente all'Accademia di Brera. Una vera milanese di origini sefardite
Riccardo Ruggeri (Lugano): scrittore, editore, tifoso di Tex Willer e del Toro
Guido Saracco: già Rettore Politecnico di Torino, professore, divulgatore, ingegnere di laurea, umanista di adozione.