IL Cameo


Un progetto agricolo: "Il cibo onesto di Zaf"

È stato completato il Progetto, di taglio artigianale, “Il Cibo Onesto di ZAF”. Ci hanno lavorato un ristoratore, tre agricoltori, e un medico che mi ha supportato nel mio ruolo di “scenarista”. Con il Progetto Editoria, della settimana scorsa, entrambi elaborati utilizzando come “strumento” la ChatGPT, si conclude un primo disegno di Zafferano.news sui lavori del futuro.

Nel Progetto si ipotizzano possibili scenari limite, guerre economiche, energetiche, militari. Tutto ciò che ha attinenza con il cibo (approvvigionamento e cucina, in particolare) è stato studiato, però con un approccio da Piano “B”.

Un Progetto ha tre momenti: 1 Definizione degli Obiettivi; 2 Configurazione delle Strategie per raggiungerli; 3 Execution. Qua svilupperemo solo la parte finale dell’execution.

Assumption: “Se sei minoranza, se rifiuti l’attuale stile di vita woke, se vuoi sopravvivere con dignità e umanità, devi tornare alla casella di partenza del gioco del mondo, per poi, depurato nel corpo e nello spirito, ripartire.” Devi passare dalle filiere della globalizzazione selvaggia, alle filiere contadine delle Valli. Quindi da mega fabbriche-mega logistica, al trio “Valle-Orto-Forno a legna”. In altre parole, esaltazione dei rapporti personali dei partecipanti alla filiera della Valle, intesa come incubatore-moltiplicatore di energie nobili locali, con le persone sempre al centro della scena.

Mi è chiaro, anche se non lo condivido, il disegno strategico sulla natura del cibo da parte delle élite-burocrazie europee: da “alimento” a “farmaco”. Per esempio, il dibattito sulla carne “coltivata” è ingannevole, così come quello sulle farine di insetti, perché irrilevanti in termini dimensionali: è cibo per “maggiordomi”, non per la Plebe del mondo. Il finale, non dichiarato, è altro, il beverone “Soylent style”. Cioè l’accoppiata cibo chimico-divano di cittadinanza. Non più “persone pensanti” ma “consumatori” (una bocca, un tubo digerente, uno sfintere) che creano fatturato, profitti, bonus, per mantenere in piedi l’ambaradan che chiamiamo civiltà occidentale (in realtà, l’orrore woke).

La filiera di vita, per costoro, non parte più dalla Terra, ma dagli Idrocarburi, non vogliono più agricoltori (ricordate il modello Holodomor staliniano?) ma tecnici di laboratorio, che “coltivino” cellule facendole rivivere e moltiplicarsi all’infinito, per alimentarci. Spero che i “non maggiordomi” riflettano prima di affidare la propria vita a costoro. Ricordo come finirono i nostri nonni, costretti a portare le loro vite all’ammasso, negli anni del fascio-nazi-comunismo dell’orrendo Novecento.

Contro questa cultura della “Chimica” e del “PIL” scelgo la cultura della “Qualità della vita”.

Abbiamo assunto che “Il Forno a legna” e “L’Orto” fossero gli strumenti culturali emblematici di questa fase storica. Mia mamma (garfagnina, operaia Fiat) diceva che il cibo e la cucina di una Valle sono anche un paesaggio messo in pentola. E questo della Val Nervia lo è. La pentola è di coccio, la cottura avviene, se necessario, in un forno a legna, molte materie prime le trovi nel “tuo” orto, o dagli allevatori della Valle. L’Italia è piena di Valli, ognuna con una sua connotazione e specificità di cibo.

La Valle è una grande ricchezza, da non disperdere.

Essendo un Progetto culturale (e non di business) non richiede slide o grafici colorati, ma si racconta a voce, davanti a un caminetto, in una sala consiliare comunale, in una parrocchia, in una scuola.

Per ringraziare quelli che hanno partecipato al Progetto ho dedicato loro un video del nostro pranzo di presentazione all’Osteria di Federico Lanteri di Pigna, ispirandoci (in modo speculare, però all’incontrario) alla famosa cena futurista di Filippo Tommaso Marinetti del 1931, alla Taverna del SantoPalato di Torino. Solo gli abbonati a Zafferano.news lo possono visionare, come ovvio gratuitamente. Per abbonarsi (è gratis) occorre digitare https://www.zafferano.news/abbonamento. Per i già abbonati che, da sabato 8 aprile, vogliono visionare video e brochure occorre digitare https://ilciboonestodizaf.zafferano.news.

Questo progetto non si estrinseca in un business plan, in una app, in una start-up. Non abbisogna di investimenti finanziari, di consulenti, basta la stretta di mano che ci si dava, un tempo, nei Fori Boari. Qua contano sentimenti, sogni, amicizia, voglia di lavorare insieme.

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Zafferano

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In questo numero hanno scritto:

Riccardo Ruggeri (Lugano): scrittore, editore, tifoso di Tex Willer e del Toro
Angela Maria Borello (Torino): direttrice didattica scuola per l’infanzia, curiosa di bambini
Valeria De Bernardi (Torino): musicista, docente al Conservatorio, scrive di atmosfere musicali, meglio se speziate
Roberto Dolci (Boston): imprenditore digitale, follower di Seneca ed Ulisse, tifoso del Toro
Giovanni Maddalena (Termoli): filosofo del pragmatismo, della comunicazioni, delle libertà. E, ovviamente, granata
Barbara Nahmad (Milano): pittrice e docente all'Accademia di Brera. Una vera milanese di origini sefardite