IL Cameo


"Les trois glorieuses", festa del vino in Borgogna

Nella ristrutturazione, e conseguente riposizionamento strategico di un’azienda tecnicamente fallita, si utilizza un protocollo ove, in progressione, vengono tagliati i cosiddetti “rami secchi”, si chiudono stabilimenti produttivi, si licenziano operai e impiegati, si toccano appena i manager, specie di alto livello.

Io seguivo invece un mio protocollo basato su una radicale contro-intuizione, che partiva dall’alto, con la chiusura praticamente totale del Quartier Generale, ove spesso ingrassano i manager e le società di consulenza, licenziandoli tutti, salvando solo quelli che si occupavano (con profitto) di innovazione di prodotto/mercato, e le professionalità alte, a qualsiasi livello si trovassero.

Tra i rami secchi c’era una piccola azienda, la Braud Vendemmiatrici, a Coex (Francia) fondata da Alexandre Braud nel 1870. I numeri erano a favore di una sua dismissione immediata. Passai una giornata con i dipendenti, dal direttore agli operai. Erano perdutamente innamorati del prodotto e di un’innovazione geniale, fatta all’interno una decina d’anni prima: il sistema Noria, per la raccolta automatica dei grappoli a mezzo panieri. Seguendo la mia emozione, decisi all’istante, non solo di tenerla, ma di potenziarla. Oggi, nel portafoglio prodotti della CNH, Braud è leader mondiale del settore vendemmiatrici.

Entrai così, per diritto di-vino, nel mondo mitologico-enologico francese, che ha, per me, come capitale la città medioevale di Baune. Nel dilemma Borgogna-Bordeaux, io sto dalla parte del vitigno singolo in purezza (il Pinot nero), com’è il caso, in Italia, del vitigno Nebbiolo, per gli amati Barbaresco e Barolo. Me lo insegnò Bartolo Mascarello (il contadino, si dice, con la più vasta biblioteca personale al mondo): gli assemblaggi si rispettano, ma nulla più.

Mi scuso di questo lungo “cappello”, per dire che chi può non si perda, nel terzo fine settimana di novembre, la più grande e raffinata festa del vino del mondo civile, “Les Trois Glorieuses”. Per gli storici, questa locuzione evoca le immagini delle tre giornate della “Seconda Rivoluzione francese”, quella del 1830. Per noi amanti dei grandi vini da meditazione, è invece un momento particolare e fondamentale del vivere civile (nessun compromesso verso il mondo cancel&woke del cibo chimico modello Bill Gates o del francese Nutri-Score).

Tre i momenti. Prima la cena di gala, in “cravatta nera”, nel Château Clos de Vougeot. Poi la grande asta dei vini, in uno dei luoghi più straordinari che ricordi, gli Hospices de Baune. Quindi l’animatissima Paulée de Meursault, di certo il più grande evento BYOB del mondo civile, ove ognuno porta la sua bottiglia.

Dal 1939 lo Château è la sede della Confrérie des Chevaliers du Tastevin, creata da due grandi personalità, il produttore Georges Faiveley e lo scrittore Camille Rodier, con lo scopo di difendere il vino e la “joie de vivre” che il vino trasferisce. Nonostante la “cravatta nera”, l’evento è allegro, canterino, con tovaglioli che girano sopra le teste dei commensali (ricorda le nostre rimpatriate annuali fra ex alpini o ex liceali).

Momento magico è la grande asta dei vini della domenica, la più antica al mondo (1859), i cui proventi (una dozzina di milioni di euro) vanno al Hotel Dieu, l’ospedale fondato da Nicolas Rolin, cancelliere di Filippo il Buono, duca di Borgogna, nel 1443. La Borgogna stava uscendo allora dalla Guerra dei Centanni (sic!) e fu aperto un ospedale per gli indigenti. Ricordiamolo sempre: “I ricchi fanno le guerre, ma solo i poveri muoiono o, se sopravvivono, diventano più poveri e più schiavi”.

Negli ultimi cinquecento anni sono stati donati oltre 60 ettari (pregiati) di vigneti. Ludivine Griveau, gestrice della tenuta, assegna a molte delle 51 cuvée il nome dei benefattori più generosi. I vini giovani invece vengono venduti al barile, e un produttore locale li invecchia per altri 14-24 mesi per poi imbottigliarli per conto dell’acquirente. Bisogna ricordare che questa grande festa, in un tempo lontano (sfiora il tardo medioevo) non era così gioiosa, perché sappiamo tutti che gli organizzatori di allora, i monaci cistercensi, non erano noti per la loro allegria.

Tornando al mondo di oggi, non dobbiamo dimenticare che la Francia è un grande Paese, con un grande popolo. Questa piccola-grande storia lo dimostra. Non dobbiamo farci ingannare dall’oggi, vivono un periodo sfortunato, hanno tre leadership estremiste e miserabili: estrema destra, estrema sinistra, estremismo franc-maçon woke.

Post scriptum Sono debitore di Robik Kick (master of wine) per alcune chicche di questo Cameo.

© Riproduzione riservata.
Zafferano

Zafferano è un settimanale on line.

Se ti abboni ogni sabato riceverai Zafferano via mail.
L'abbonamento è gratuito (e lo sarà sempre).

In questo numero hanno scritto:

Riccardo Ruggeri (Lugano): scrittore, editore, tifoso di Tex Willer e del Toro
Angela Maria Borello (Torino): direttrice didattica scuola per l’infanzia, curiosa di bambini
Umberto Pietro Benini (Verona): salesiano, insegnante di diritto e di economia, ricercatore di verità
Valeria De Bernardi (Torino): musicista, docente al Conservatorio, scrive di atmosfere musicali, meglio se speziate
Roberto Dolci (Boston): imprenditore digitale, follower di Seneca ed Ulisse, tifoso del Toro
Giovanni Maddalena (Termoli): filosofo del pragmatismo, della comunicazioni, delle libertà. E, ovviamente, granata