Vita d'artista


Il confuso risveglio dei Belli Addormentati

Stiamo vivendo una strana fase di questa crisi pandemica: il difficile e lentissimo ritorno alla normalità. Non che le incognite e le paure si siano dissolte, anzi. Vedo comportamenti piuttosto irrazionali, soprattutto da parte dei giovani: l’anno vissuto, o meglio trascorso tra le pareti domestiche li ha privati di una sana  joie de vivre, facendoli inconsapevolmente regredire nell’infantilismo e in una pigrizia indolente, da Belli Addormentati. La loro unica finestra sul mondo è...

... un monitor, da cui parlano agli amici e da cui seguono le lezioni a distanza, un tutt’uno che non ha più confini, regole, comparti.

I professori, gli amici, i parenti, seppur lontani, hanno una prossimità che anche se non è fisica, rende i volti nudi nella loro esposizione, troppo uguali gli uni agli altri. Il rapportarsi dei giovani con l’altro è dominato altresì dalla visione di se stessi: mentre ci si parla ci si guarda riflessi nella nostra parte di schermo, dando il via ad un universo narcisistico in cui ogni relazione muore.

Dall’inizio di questo mese all'Accademia di Brera è stato possibile rientrare in aula e qualcuno ha  iniziato le lezioni in presenza, soprattutto coloro che tengono i corsi laboratoriali, quelli che hanno sofferto di più la DAD. Mi sono prenotata con felicità per l’ultimo mese di corso, una volta alla settimana (le altre lezioni rimangono online), in un orario tranquillo, pensando ingenuamente che gli studenti sarebbero stati altrettanto lieti, se non felici ed entusiasti, di ritornare in aula: l’adesione invece è stata scarsa.

L’Accademia di Belle Arti non è certo il tipo di istituzione che dà un immediato riscontro lavorativo e si suppone che chi si iscrive sia appassionato. Invece la triste verità è che ho dovuto chiedere agli studenti, ad uno ad uno, le loro intenzioni, dovendo costituire dei piccoli ma per me preziosi gruppi. Il disinteresse di una parte di loro è stato sconfortante: addirittura alcuni - e in teoria stiamo parlando di futuri artisti - hanno accolto distrattamente la mia richiesta di presentare i loro elaborati almeno una volta dal vivo. Le scuse sono state molto diversificate, queste sì, davvero creative.

La considerazione generale che posso fare, riguardo il panorama italiano, è che molti, troppi giovani hanno vissuto nell'ultimo anno un tempo senza destino e senza eventi, abituandosi velocemente a tale vuoto. Il ritorno ad un ritmo normale, al confronto tra le persone,  al clima vivace dell’aula, ai mezzi di trasporto, alla sveglia, agli orari (alla vita vera! agli altri!) deve essere per loro uno shock. In alcuni casi sono persino le famiglie a frenare.

Con grande fatica però mi sto imponendo e la prima lezione, di fatto una verifica del lavoro svolto on line, è stata molto positiva, i ragazzi che sono venuti alla fine non volevano più andarsene. Il vedersi per davvero è stato per tutti molto significativo: è la vita concreta che prevale sul virtuale e le sue derive sempre più spinte e allucinate. Ora inizia ad esserci di nuovo un poco di spazio, per chi ha voglia di fare.

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Zafferano

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In questo numero hanno scritto:

Tommy Cappellini (Lugano): lavora nella “cultura”, soffre di acufene, ama la foresta russa
Angela Maria Borello (Torino): direttrice didattica scuola per l’infanzia, curiosa di bambini
Valeria De Bernardi (Torino): musicista, docente al Conservatorio, scrive di atmosfere musicali, meglio se speziate
Roberto Dolci (Boston): imprenditore digitale, follower di Seneca ed Ulisse, tifoso del Toro
Barbara Nahmad (Milano): pittrice e docente all'Accademia di Brera. Una vera milanese di origini sefardite
Riccardo Ruggeri (Lugano): scrittore, editore, tifoso di Tex Willer e del Toro