Musica in parole


In chiesa, un pianoforte all’improvviso

«È proibito in chiesa l'uso del pianoforte, come pure quello degli strumenti fragorosi o leggeri, quali sono il tamburo, la grancassa, i piatti, i campanelli e simili». La regola è tratta dal “Motu Proprio de musica sacra” di Papa Pio X (1903).

Questa indicazione derivava dalla volontà del Pontefice di sostenere la musica e gli strumenti nati per la liturgia, l’organo innanzitutto. I suoi successori hanno in parte aperto a qualche modifica e il pianoforte è tornato occasionalmente in chiesa ma solo per accompagnare il canto ecclesiale.

Poi succede che a Parigi il 30 settembre scorso, nella chiesa di Saint-Sulpice, ai funerali di Jacques Chirac, nel corso della cerimonia da un pianoforte davanti all’altare escano le note dell’Improvviso Op.142 n. 2 di Franz Schubert, una pagina della letteratura romantica per pianoforte solo, cioè quanto di più apparentemente estraneo al contesto. Quella musica però, inaspettata e improvvisa, sale dalla navata centrale e risuona, emoziona e consola anche grazie al suo ritmo pacato di Sarabanda, danza di antica origine persiana.

A sfidare il divieto di suonare il piano in chiesa è Daniel Barenboim, che nel 2007 ricevette le insegne di Commandeur de la Légion d’honneur proprio da Chirac e che per la circostanza è stato personalmente richiesto dal presidente Emmanuel Macron a omaggiare l’ex capo di Stato scomparso: nell’assoluto silenzio dei presenti e con l’attenzione di chi seguiva le esequie in diretta tv, il Maestro ha suggellato alla tastiera un intenso momento di raccoglimento corale ricordando simbolicamente a tutti che la musica è l’unico linguaggio davvero universale.
Così decine di capi di Stato, persone di tante nazionalità, culture, lingue e fedi religiose hanno ascoltato insieme un musicista argentino-israeliano con passaporto anche spagnolo e palestinese, che suonava un pianoforte tedesco in una chiesa cattolica parigina, in omaggio a un illustre francese. La musica, austriaca, scritta da Schubert nel 1827. Un bel miscuglio e un saggio dell’assenza di limiti, per le note.

D’altronde, quando Chirac conferì il riconoscimento a Barenboim lo fece per l’impegno del Maestro alla causa della pace e dell’unità attraverso la musica, concretizzato nel 1999 con la fondazione della West-Eastern Divan Orchestra che, come disse nell’occasione l’allora presidente della Repubblica francese «offre a giovani musicisti israeliani e palestinesi la possibilità preziosa di suonare insieme. Nessun confine può fermare la musica».

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In questo numero hanno scritto:

Umberto Pietro Benini (Verona): salesiano, insegnante di diritto e di economia, ricercatore di verità
Angela Maria Borello (Torino): direttrice didattica scuola per l’infanzia, curiosa di bambini
Valeria De Bernardi (Torino): musicista, docente al Conservatorio, scrive di atmosfere musicali, meglio se speziate
Roberto Dolci (Boston): imprenditore digitale, follower di Seneca ed Ulisse, tifoso del Toro
Pietro Gentile (Torino): bancario, papà, giornalista, informatico
Riccardo Ruggeri (Lugano): scrittore, editore, tifoso di Tex Willer e del Toro