LA Caverna


Educare

Sistemi e progetti elaborati nel tempo per facilitare e sostenere uno sviluppo equilibrato della persona non hanno risolto il problema educativo e non hanno rasserenato l’animo di tanti genitori e maestri preoccupati del futuro dei propri figli e allievi.

Non riusciamo a fermare il degrado culturale legato a molteplici cause sociali, politiche ed economiche che priva di efficacia regole e principi per un’esistenza pacifica e corretta. Si regredisce inesorabilmente mettendo in pericolo quell’equilibrio esistenziale che fa della vita un bene prezioso, un’occasione di gioia. Manca a noi adulti quell’autorevolezza, quell’ascendente morale in grado di far fronte alle imprevedibili, serie domande e reazioni che i giovani, ancora, per fortuna, ci rivolgono, nonostante l’impegno perverso di una cultura che tende a soffocare ogni sforzo intelligente e buona volontà di reagire all’illusorio.

L’educazione è amore, è desiderio di generare creature per un mondo migliore dove il lavoro sia creativo, la scienza a servizio del bene, i limpidi sentimenti e le autentiche emozioni linfa vitale del cuore. L’educazione ci fa vivere a pieno, non è riduttiva, ma offre panorami ampi e sereni, spazi di libertà e fantasia. L’educazione è un viaggio stupendo su mari azzurri, attraverso deserti sconfinati, per scoprire orizzonti puliti e insperati, per raggiungere scopi e obiettivi onesti e dignitosi, ritrovando il valore della vita.

Ci sono i "cattivi maestri", guide cieche che pretendono di guidare altri ciechi e cadono nel fosso dal momento che, senza chiedersi se la strada è giusta per interpretare l’esistenza in modo retto, privano il cuore di quella serenità che ci fa amare la vita. Aveva ragione Pier Paolo Pasolini, quando ancora nel lontano 1975, si lamentava sul Corriere della Sera, di una “cattiva scuola”, che oggi chiamano “buona”, dove su cattedre logore siedono maestri, scadenti testimoni di sapienza, di “una scuola di iniziazione alla qualità di vita piccolo borghese dove si insegnano delle cose inutili, stupide, false, moralistiche, anche nei casi migliori (cioè quando si invita adulatoriamente ad applicare la falsa democraticità dell'autogestione, del decentramento ecc.: tutto un imbroglio).”

Educare è offrire una luce per camminare anche nell’oscurità, trovando il “come vivere” anche nei moderni campi di concentramento (quelli dell’informazione) dove spesso siamo privati della possibilità di recepire quell’autentica cultura della vita in senso ampio, come affermazione dell’uomo, della sua dignità, della sua vocazione e del suo destino. Una cultura della speranza vive il momento educativo come occasione per acquisire il senso della storia, per rigenerare fiducia nell’impegno superando il pessimismo, per affrontare le criticità del momento con responsabilità, da soggetti attivi e solidali. Educare è insegnare a fuggire dal carcere brutale delle moderne alienazioni per illuminare di senso la fatica quotidiana del vivere, è insegnare a curare le interiori spinte individualistiche emergenti, per rendere figli ed allievi persone consapevoli dei veri problemi di questo trapasso d’epoca.

“Una fede debole è indebolita da predizioni e catastrofi, laddove una fede forte viene rafforzata dalle stesse.” Questa affermazione di Viktor Frankl, psichiatra austriaco deportato e prigioniero in diversi campi di concentramento, tra cui Auschwitz e Dachau, sopravvissuto e tornato alla sua vita dopo avere perso tutta la sua famiglia, ci conforta a credere e sperare in questa “educazione”, non ridotta ad aride nozioni, non condizionata da gravissime circostanze esterne, che permette all’uomo di vedere la Luce e in qualche modo di decidere liberamente che sarà di lui, al di là del mestiere e della professione.

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In questo numero hanno scritto:

Umberto Pietro Benini (Verona): salesiano, insegnante di diritto e di economia, ricercatore di verità
Angela Maria Borello (Torino): direttrice didattica scuola per l’infanzia, curiosa di bambini
Valeria De Bernardi (Torino): musicista, docente al Conservatorio, scrive di atmosfere musicali, meglio se speziate
Roberto Dolci (Boston): imprenditore digitale, follower di Seneca ed Ulisse, tifoso del Toro
Pietro Gentile (Torino): bancario, papà, giornalista, informatico
Riccardo Ruggeri (Lugano): scrittore, editore, tifoso di Tex Willer e del Toro

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