Ode alla patatina fritta

Correva l’anno 1956 quando Pablo Neruda scrisse la propria “Ode al muratore tranquillo”: elogio alla mite capacità dell’operaio nel disporre pazientemente i mattoni e creare nel silenzio la materia fino a oscurare il cocente sole estivo. 

Un testo vergognosamente semplice ed eccezionalmente efficace: in pochi versi lasciati liberi di depositarsi sulla pagina come foglie autunnali, cogliamo la profondità delle cose comuni.

Viaggiando con la fantasia arriviamo al 1993: uno chef britannico di nome Heston Blumenthal produsse una rielaborazione delle comunissime chips. Noto per produzioni culinarie dall’esasperato scientismo, il creativo si pose l’obiettivo di nobilitare le patatine fritte, giungendo a un metodo incredibilmente complesso. Le “triple-cooked chips” richiedono una specifica preparazione in tre cotture e due surgelamenti, fintanto da ottenere un prodotto soffice al centro e croccante come il cristallo all’esterno.

Verrebbe da chiedersi cosa mai accomuni questi due elementi: qual è il punto di contatto fra una catasta di mattoni e un’oleosa patatina? La focalizzazione. La nostra capacità di sfuggire all’innata presunzione umana, per giungere finalmente a cogliere il cosiddetto “essenziale invisibile agli occhi”. Sforzarci di vedere oltre la visione banale e vagamente classi(ci)sta che ci è insegnata fin dall’infanzia, rompendo il muro dell’ovvietà e riscoprendo il quotidiano.

Così descritto parrebbe pure facile a intendersi: altro non suona che una mera esternazione retorica da concorso di bellezza! Tuttavia l’arrivare a estinguere il pregiudizio culturale verso la quotidianità non è semplice come immaginiamo. Un perfetto elemento di prova sono le parole scritte da George Orwell riguardo le medesime chips di poche righe fa: “Quando sei disoccupato, cioè quando sei malnutrito, annoiato e infelice, non vuoi mangiare cibo noioso e sano. Vuoi qualcosa di un po' gustoso.” Signor giudice, non ho nulla da aggiungere!


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In questo numero hanno scritto:

Angela Maria Borello (Torino): direttrice didattica scuola per l’infanzia, curiosa di bambini
Riccardo Ruggeri (Lugano): scrittore, editore, tifoso di Tex Willer e del Toro
Valeria De Bernardi (Torino): musicista, docente al Conservatorio, scrive di atmosfere musicali, meglio se speziate
Roberto Dolci (Boston): imprenditore digitale, follower di Seneca ed Ulisse, tifoso del Toro
Giovanni Maddalena (Termoli): filosofo del pragmatismo, della comunicazioni, delle libertà. E, ovviamente, granata
Alessandro Cesare Frontoni (Piacenza): 20something years-old, aspirante poeta, in fuga da una realtà troppo spesso pop