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Realtà vs Fake Truth vs Fake News

Negli USA spopola un documentario su Netflix, “What the Health” (https://g.co/kgs/RQyxBM) , buon esempio di giornalismo investigativo che mette in evidenza come le industrie alimentari, farmaceutiche ed altrimenti collegate al mondo della salute peggiorino le prospettive di vita degli americani.

In pratica le sponsorizzazioni aziendali delle associazioni e dei centri di ricerca medica portano a pubblicazioni sia di fake truth sia di fake news. L’effetto e’ che si fa pochissimo in termini di alimentazione e prevenzione, portando i pazienti a condizioni croniche che li vedono assumere diversi medicinali per sempre.

Google traccia le ricerche fatte, e quelle di carattere medico sono un segmento molto importante, cui si aggiungono altre notizie, in un quadro interessante:

Google searches

La realta’ e’ che la dieta americana, ricca di proteine provenienti da allevamenti tanto efficienti quanto poco scrupolosi, porta livelli di colesterolo ed infiammazione che inducono patologie cardiache, oncologiche ed immunitarie importanti, che a loro volta ci danno la colonna di sinistra.
Le fake truth provengono spesso da fonti autorevoli, che usando a volte il buon senso (“occorre una dieta bilanciata con sano apporto anche di carne ed uova”) ed a volte un informazione focalizzata (“l’uso delle statine consente di ridurre il livello di colesterolo cattivo LDL”) ci portano a credere che seguirli in queste raccomandazioni sia cosa giusta.
Le fake news provengono piu’ spesso da organizzazioni che hanno forti interessi economici nel cronicizzare le malattie ed estrarre quanti piu’ soldi possibili dai pazienti (“l’insulina X ti consente di mantenere il regime alimentare abituale ed e’ assorbita molto meglio di quella Y” , che guarda caso e’ quella che costa un decimo della prima). 

Specialmente per quanto riguarda la nostra salute, e’ meglio controllare diverse fonti e fare attenzione agli interessi economici di chi produce studi e ricerche.

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In questo numero hanno scritto:

Valeria De Bernardi (Torino): musicista, docente al Conservatorio, scrive di atmosfere musicali, meglio se speziate
Roberto Dolci (Boston): imprenditore digitale
Marinella Doriguzzi Bozzo (Torino): da manager di multinazionali allo scrivere per igiene mentale
Giovanni Maddalena (Termoli): filosofo del pragmatismo, della comunicazioni, delle libertà. E, ovviamente, granata
Riccardo Ruggeri (Lugano): scrittore, editore, tifoso di Tex Willer e del Toro
Roberto Zangrandi (Bruxelles): lobbista

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