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Elisabeth Potter alla riscossa

A luglio scorso vi scrissi della dottoressa Elisabeth Potter, esperta in microchirurgia plastica: mentre ricostruiva una mammella devastata dal cancro, la United Healthcare chiamò urgentemente per contestare la necessità dell’operazione e fermarla. Lei chiese di aspettare, loro: no! Le sanguisughe assicurative minacciavano di non pagarle il rimborso, poi le ingiunsero di non raccontare nulla ai media, denunciandola per diffamazione e bloccandole lo studio. 

Lei, ridotta sul lastrico ed impaurita di fronte al colosso assicurativo, non solo ha resistito alle minacce, ha pubblicato tutte le conversazioni, registrazioni e documenti. Eroica.

L’altro giorno era a Washington, con rappresentanti bi-partisan del Congresso, riuscendo a mettere assieme pure AOC e Robert Kennedy Jnr nel dire che le assicurazioni mentono, che guadagnano in modo spudorato sulla pelle dei pazienti e loro famigliari, che sono quanto di più abbietto ci sia nel paese. Senatori e rappresentati hanno iniziato a proteggerla dagli attacchi legali di United, artigiani e professionisti le mettono a posto casa ed ufficio pro-bono, come faresti con una Giovanna D’Arco dei giorni nostri. Un anno fa Robert Kennedy Jnr tentennava a difendere pubblicamente la Potter, oggi non si tira indietro, e lui è a capo della sanità americana.

Grazie a lei ho scoperto un’altra grande fregatura messa in opera dalle lobby sanitarie americane. Qui abbiamo 22 milioni di operatori sanitari, tra tecnici, infermieri, medici, e tutti i clinici che mettono mano al paziente. Sembrerebbe un buon numero per far sentire la propria voce, per far pressione politica, e denunciare l’effetto nefasto di confondere paziente con cliente, del sottoporre il personale a turni massacranti, del proporre cure mirate più alla valutazione di borsa che alla guarigione del paziente.

Invece no: con abile regia machiavellica, questi 22 milioni di professionisti sono stati separati in associazioni diverse, un divide et impera che peggio di così non si può. Le lobby ospedaliere, assicurative e farmaceutiche son riuscite a mettere i radiologi contro gli internisti, i medici contro gli assistenti di sala, gli infermieri contro i tecnici di laboratorio, in una confusione che ha fatto perdere l’orizzonte, e che in ultima analisi ha bloccato qualsiasi tentativo di proteggere il sistema sanitario dall’interno, da parte di chi fa il mestiere.

Noah Wyle, l’attore che ha interpretato il giovane medico John Carpenter in ER e di recente il dottor Robby Robinavitch in The Pitt (non perdete questa serie, merita), è salito sul podio e dato la carica ai manifestanti: figlio di infermiera con 50 anni di servizio, ha saputo scatenare gli animi raccontando i problemi giornalieri di questi 22 milioni di sanitari. Ora, riusciranno Potter e compagni a tenere compatti i rappresentanti politici e ridurre il controllo e la prepotenza delle lobby?

Difficile combattere contro denaro e corruzione. La sola United Healthcare ha chiuso il bilancio con $447 miliardi di ricavi, come Apple e Saudi Aramco, inferiore solo ad Amazon e Walmart. Aggiungiamo le altre aziende sanitarie, ed il giro di affari sale a $5.7 trilioni, ossia cinquemila e settecento miliardi di dollari. Se Giuda tradì Gesù per dodici denari, figuriamoci quanti disgraziati tradiranno la sanità americana per denaro. Sarà una battaglia lunga e contesa, e ci saranno altri Luigi e tentativi di censurare la protesta con i pretesti più scontati.

Tutto questo succede mentre ogni giorno esce un nuovo scandalo. Mezz’ora fa una mamma mostrava la fattura per la rottura di polso ed avambraccio del figlio: $22.000, con ogni raggio X prezzato tra i $980 ed i $1.100 cadauno, $9.000 per la sola ammissione a pronto soccorso ed ortopedia, ed altre voci di spesa che gridano vendetta. Li avete visti in TV o sui giornali? Nemmeno per sogno, i media seguono i padroni che contano, non chi deve indebitarsi per raddrizzare il braccio al pupo.

Credo che tra tutti i racconti americani che ho scritto in questi anni di Zafferano, la sanità sia la cosa più pazzesca per un lettore italiano, europeo, o di qualsiasi altro paese civile dove la sanità è un diritto, non un mercato come da noi. Leggo spesso delle lamentele italiane di questo ospedale, di quella cura attesa mesi, del dover pagare privatamente per saltare la coda, del medico di famiglia oberato di lavoro che non riesce più a visitare i pazienti a casa. Son cose brutte, certamente, ma vi assicuro: la maggior parte degli americani pagherebbe per avere il servizio sanitario nazionale italiano, tenetevelo stretto. Adesso accendiamo un cero per la dottoressa Elisabeth Potter, che di fronte alle peggiori intimidazioni, all’esser messa sul lastrico e denunciata in tribunale, ha risposto nel modo migliore, alla riscossa.

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