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Go Woke Go Broke

Go Woke go Broke, ossia “diventa woke e fallisci”, è il grido di battaglia che gli estremisti conservatori usano per boicottare le aziende che usano tematiche LGBTQ+ ed inclusive per promuovere i propri prodotti e servizi. Dopo il calo del 25% delle vendite di Bud Light, come reazione all’uso di un trans per promuovere la birra, anche la catena di supermercati Target, e da ultima quella di fast-food Chick-fil-A, hanno subito batoste pesanti per aver promosso i propri prodotti all’insegna del woke.

Il caso Chick-fill-A a è particolarmente interessante, perché azienda con solide simpatie repubblicane e già criticata proprio dai progressisti per non far abbastanza per le tematiche woke: cos’è successo? Come ha fatto, l’unica azienda che chiude la domenica per mandare i dipendenti a Messa tant’è cristiana, ad attirare le ire funeste dei conservatori estremisti? Hanno creato una posizione dirigenziale per la diversità, equità ed inclusività (DEI), sull’esempio delle multinazionali politicamente corrette che si rispettino, e la loro pagina (qui) ha il giusto mix di frasi petalose recitate da genti di tutte le estrazioni e colori della pelle.

Chick-fill-A è generalmente riconosciuto come il migliore fast-food d’America, dove la qualità del cibo ed il trattamento dei dipendenti sono decisamente migliori delle altre catene più conosciute come Mc Donald ’s o Burger King: cosa li abbia spinti a cambiare il messaggio promozionale di sempre, quello del panino con pollo migliore d’America, se non il desiderio di accodarsi alla mandria? Hanno sbagliato, ed ora fanno la conta dei danni. Mentre Bud e Target hanno perso rispettivamente $27 miliardi e $14 miliardi in borsa, ovvero botte da orbi, per questa catena di ristoranti non sappiamo ancora l’ammontare del danno. Quello che è chiaro è che mentre all’inizio del movimento Woke aziende come Nike e Patagonia erano riuscite a cavalcare le onde BLM (black lives matter) ed LGBTQ+, ora che il dibattito s’è estremizzato in modo violento, è meglio pensare al proprio prodotto.

In questi giorni molti media rivolgono la stessa domanda agli americani che non contano, quelli che sorprendono tutti i competenti quando poi eleggono il Presidente sbagliato: ma un’azienda deve occuparsi solo del proprio business e massimizzare i profitti, o può parlare anche del bene della società? E la risposta è chiara, fatta propria anche dal CEO birraiolo che ha imparato la lezione perdendo $27 miliardi: una birra sarà sempre al tavolo dove si discute, ma non sarà mai oggetto di discussione.

Chi fa scarpe, vestiti, birra, panini o gestisce una grande catena di supermercati, è meglio che si concentri a fare quello che sa fare e per cui viene pagato. Ogni distrazione è quantomeno controproducente per la gestione aziendale, fino ad essere particolarmente dannoso quando viene sbagliata come in questi casi. Con meno lattine di birra colorate arcobaleno, e fondi investiti nello sviluppo prodotto invece che in DEI, è probabile che la clientela prosegua e magari aumenti gli acquisti, con buona pace di dipendenti, azionisti e le comunità che si basano sulla presenza di quelle aziende.

Quello che sembra buon senso è invece inviso ai grandi investitori, da BlackRock a State Street e Vanguard, che al contrario spingono le aziende in cui investono ad adottare strategie commerciali, di reclutamento, e finanziarie, all’insegna del woke. Il CEO di BlackRock non ha problemi a dirlo in pubblico: vuole costringere le aziende clienti ad adottare queste politiche. Quello che non dice, è che non lo fa per chissà quale senso etico, ma per bilanciare il proprio portafoglio di investimenti, dove ci sono anche aziende che più conservatrici non si può, come le estrazioni petrolifere, minerarie e quanto più ci sia di negativo per l’ambiente e l’inclusione sociale. Ecco svelato il mistero: costringi una catena di supermercati, di fast-food, o un birraiolo a fare il woke, per dire che in media sei un investitore giusto e buono, che pensi al futuro del pianeta, della foca monaca e del nero integrato. Ovviamente devi continuare a sfruttare bimbi in Congo per estrarre minerali, ma ormai hai la coscienza pulita e colorata d’arcobaleno, e siam tutti felici.


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