Vita d'artista


Eco-oltraggi all'arte

Di recente sono avvenuti numerosi attacchi a monumenti ed opere d’arte di valore ad opera di eco-attivisti, non me ne sono molto occupata perché mi parevano delle goliardate fatte per attirare l’attenzione e di fatto azioni poco pericolose. L’ultima in ordine di tempo invece mi ha allarmato, perché è stato danneggiato un grandissimo capolavoro: la Venere di Velasquez ( 1647-1654). È stato preso di mira alla National Gallery da due attivisti di Just Stop Oil, con oggetti contundenti sul vetro di protezione, frantumandolo in diversi punti. Nelle fotografie si vedono due giovani che si accaniscono con dei punteruoli sulla povera Venere, già per altro attaccata in passato dalle suffragette… 

...ma in quel caso il collegamento era forse più immediato essendo la Venere il “manifesto” di una donna oggetto e vanitosa, ornata solo della sua nudità per il piacere dell’uomo.

Perché i giovani eco-attivisti invece di lanciare la zuppa sui Girasoli di Van Gogh non si incatenano, che ne so, davanti alla Borsa? Perché invece di gettare il purè su Monet, non occupano le stazioni di servizio? C’è chi afferma che la loro potrebbe essere una forma di resistenza post-situazionista, uno “slittamento della performance” che diventa un’azione politica.

Negli ultimi anni ha infatti preso piede quello che viene definito “artivismo” una via di mezzo tra l’arte appunto e l’attivismo. Una pratica dell’insubordinazione peraltro già presente nella poetica dadaista ma anche in Joseph Beuys, che negli anni Sessanta dichiarava: “Non ho nulla a che fare con l’arte e questa è l’unica possibilità per poter fare qualcosa per l’arte”. Beuys voleva andare in contrasto con la produzione di artefatti sempre più scadenti, e di cui ci si poteva sbarazzare facilmente, per lasciare spazio ai nuovi. Una tendenza, questa  della “produzione distruttiva”, che si scontra con l’aspirazione dell’opera a essere trasmessa alla posterità.

L’hasard è comunque già uno dei principi della poetica e tecnica dadaista in Marcel Duchamp: come è noto la rottura accidentale del “Grande Vetro”, il suo capolavoro, è diventata parte essenziale dello stesso. Forse i giovani eco-attivisti senza saperlo sono dadaisti: la loro è una polemica contro l’arte istituzionalizzata e asservita alla logica mercantile e capitalistica. Oppure membri dell’Outsider Art il cui requisito essenziale è … che non siano “artisti” ma soprattutto non sappiano di essere tali.

Subito mi viene in mente però quell’autoritratto intenso e terribile di Van Gogh dopo il tragico gesto di amputarsi l’orecchio: l'artista con la fascia intorno alla testa che si fuma la pipa. L’autentica esperienza estetica, per dirla con Adorno, non ha a che fare con il sentimento di piacere in cui il soggetto riconosce sé stesso, bensì con lo scuotimento e con la consapevolezza della nostra finitezza. È una scossa, non una zuppa. 

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Zafferano

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In questo numero hanno scritto:

Riccardo Ruggeri (Lugano): scrittore, editore, tifoso di Tex Willer e del Toro
Angela Maria Borello (Torino): direttrice didattica scuola per l’infanzia, curiosa di bambini
Valeria De Bernardi (Torino): musicista, docente al Conservatorio, scrive di atmosfere musicali, meglio se speziate
Roberto Dolci (Boston): imprenditore digitale, follower di Seneca ed Ulisse, tifoso del Toro
Barbara Nahmad (Milano): pittrice e docente all'Accademia di Brera. Una vera milanese di origini sefardite