Vita d'artista


NYC

Martedì scorso sono andata all’apertura - non si può più dire inaugurazione - di una mostra a Milano dedicata a un giovane artista che apprezzo e che vive a Berlino: Stefano Bosis, la cui pittura vivace tiene il piede in due scarpe, quella della figurazione e quella dell’astrazione.  Egli gioca con entrambe e infonde una certa allegria, un mezzo sorriso che a me personalmente si stampa sul viso e permane. Conversando con...

... lui, presente alla mostra, scopro che Bosis è affascinato dalla pittura di Jenny Seville, pittrice inglese molto stimata, punta di diamante del gruppo dei Young British Artists (a cui attualmente è dedicata una retrospettiva in corso al Museo del Novecento a Firenze). Alla fine saluto tutti, e tornando a casa mi viene in mente un memorabile viaggio a New York in compagnia di Marina Pizziolo, amica e critico d’arte, nell’ormai lontano 2006. Fu un viaggio sorprendente.

Avevamo preso un albergo a Chelsea perché in quel momento era diventata la zona delle gallerie. Mi ricordo affollate inaugurazioni di spazi d'arte che aprivano tutti in contemporanea e un’eccezionale mostra di Richard Serra da Gagosian, che più che una galleria sembrava un museo, talmente era enorme. Tra scoperte come il “Coming up roses”, un cocktail a base di lime, petali di rosa e Bacardi, io e Marina passavamo tutto il giorno in giro per mostre, e caso volle, per via di uno scroscio d’acqua tanto imprevisto quanto potente, che finimmo addirittura per rifugiarci al Guggenheim durante l’opening di una mostra di progetti di Zaha Hadid curata da Germano Celant, bagnate fradice ma accolte con una certa simpatia dai presenti. Visitavamo artisti e mercanti, mostre e musei, e ricordo che una sera una conoscente di Torino che viveva lì da anni, ci invitò a cena in un elegante ristorante giapponese, se non sbaglio il Nobu. Gran cena. Fu in quella occasione che conobbi Jenny Seville: il suo compagno, un giardiniere di Palermo, dove lei aveva lo studio da anni, era di fronte a me e così parlammo per la durata della cena, mentre lei era attorniata, come una regina, da giovani artisti.

Devo ammettere che non mi piacque nessuno di loro. Erano tutti un po’ tesi e un po’ angosciati, e magari anche un po’ fatti, e le facevano veramente da corte. Per caso, ad un certo punto, uscii a prendere un po’ d’aria e lei era lì fuori a fumare e ci scambiammo qualche parola… Era gelida, come solo sanno essere gli inglesi quando disprezzano. Io e Marina finimmo la serata in uno di quei luoghi newyorkesi spesso privi di intellettualismo, cioè in una discoteca (non ci vado mai, però alle volte è interessante). Il nome del locale era  conturbante: “Cielo". Un luogo piccolo ma molto “cool”, indicatomi da un amico frequentatore della Grande Mela. Sentimmo una musica pazzesca, fu un’esperienza piuttosto unica. Altri tempi.


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In questo numero hanno scritto:

Angela Maria Borello (Torino): direttrice didattica scuola per l’infanzia, curiosa di bambini
Valeria De Bernardi (Torino): musicista, docente al Conservatorio, scrive di atmosfere musicali, meglio se speziate
Roberto Dolci (Boston): imprenditore digitale, follower di Seneca ed Ulisse, tifoso del Toro
Barbara Nahmad (Milano): pittrice e docente all'Accademia di Brera. Una vera milanese di origini sefardite
Riccardo Ruggeri (Lugano): scrittore, editore, tifoso di Tex Willer e del Toro