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Un anno in America

Molti studenti vengono qui a fare il quarto anno di superiori, ovvero l’ultimo prima di andare nel mondo del lavoro o all’università. Ricevo parecchie richieste sul tema da genitori dubbiosi: vale la pena farlo, può prendere il diploma ed evitare il quinto anno in Italia, è possibile restare lì per l’università, mi sta ingrassando come un tacchino, come faccio?

Premetto che secondo me vale la pena mandare il pupo in un ambiente nuovo, in modo che impari a destreggiarsi con una lingua diversa, entrare in un nuovo gruppo di amici, imparare a cavarsela con usi e costumi ben diversi da quelli di casa. Tutte capacità che un domani, nella vita professionale, servono. Fatto il preambolo, è importante capire bene cosa si vuole ottenere da quest’anno in America, pianificando i passi di conseguenza: venire in America all’avventura può causare bruciature all’ego ed al portafoglio.

Il primo caso è quello dello studente che vuole tornare in Italia per finire le superiori e da lì andare verso mondo del lavoro o accademia. L’unico punto di attenzione è assicurarsi che la scuola di partenza non lo costringa a dare tutte le materie di quarta per l’ammissione all’ultimo anno, manco avesse fatto un anno di vacanze. Attraverso il Consolato d’Italia di competenza, dopo la fine dei corsi si può ottenere la “Dichiarazione di Valore” che rende ufficiale il percorso di studi fatto in America ed aiuta a reinserirsi correttamente. La consiglio caldamente.

La scuola superiore americana offre un’ampia gamma di corsi e di livelli di studio, e lo studente del quarto anno può scegliere se seguire corsi tipo scimmia al circo o universitari, spaziando dall’analisi matematica alla manifattura ceramica. Di conseguenza, volendo tornare a casa per l’ultimo anno di superiori, sta all’ambizione del pupo quanto sudare sui libri o fare vasi di terracotta. I professori americani sono prudenti, e raccomandano i livelli bassi: opponetevi, un qualsiasi liceale italiano si inserisce senza problema in quelli elevati. Dopo un paio di mesi di aggiustamento, i vostri ragazzi andranno come treni.

Diverso è il caso di voler saltare l’ultimo anno di superiori per andar subito all’università italiana. In questo caso servono due anni di permanenza in America (terza e quarta liceo), e passare almeno tre corsi a livello universitario (conosciuti come AP). Conosco studenti che hanno saltato la quinta, entrando direttamente ad ingegneria ai Politecnici di Milano e Torino, ed un paio di ragazzi entrati a psicologia: non hanno avuto problemi. In questo caso però, il carico accademico è importante, simile al fare il liceo italiano in quattro anni invece che cinque. Lo consiglio solo a studenti brillanti che abbiano ben chiaro cosa vogliono fare all’università.

Da ultimo il caso di chi vuole iscriversi all’università americana. Anche qui occorre fare terza e quarta liceo in USA, perché le ammissioni universitarie si basano sui voti di terza e del primo quadrimestre di quarta. Volendo, il carico accademico è più leggero se ci si accontenta di un’università mediocre, ma la spesa non vale la candela e lo sconsiglio sempre.

Purtroppo, nel corso degli anni sono fiorite società che si occupano di tutti gli aspetti necessari: dalla scelta della scuola e della famiglia ospite, al visto studentesco, assicurazione sanitaria e tutto quanto serva al ragazzo per fare un anno da noi. Da un lato le famiglie italiane ovviamente ignorano tutti i cavilli e le specificità a stelle e strisce, dall’altro scuole e famiglie ospiti spesso considerano il ragazzo estero come pollo da spennare per lauti guadagni. Ho visto licei chiedere $50.000 all’anno per studenti cinesi, cui sommare $20.000 per un tugurio di stanza e dieta aberrante. Queste società intermediarie lavorano per profitto, e pensano bene di isolare la comunicazione tra genitori, scuola e famiglia ospitante, pro domo loro. Per un genitore italiano destreggiarsi è difficile, e fidarsi di queste aziende è come farlo col Gatto e la Volpe.

È certamente possibile che lo studente sia fortunato e trovi una famiglia che ospita per i motivi corretti, senza scopo di lucro, come pure conoscere un corpo docenti che lo accoglie e supporta come si deve. Tuttavia, i racconti horror abbondano: dal ragazzo che mangia solo pane e marmellata, alla studentessa lasciata sola per due settimane di vacanza dei genitori adottivi, a quello che deve comprare una lavatrice nuova perché ha sbagliato con la centrifuga, Stephen King ci scriverebbe un libro.

In conclusione, occorre informarsi da diverse fonti, utilizzare la rete consolare ed i contatti italiani in America per avere dritte pragmatiche, e prestare molta attenzione a qualsiasi intermediario chieda soldi tutti e subito. Pinocchio era una storia horror, non ripetetela voi vostri figli.https://www.miur.gov.it/dichiarazione-di-valore

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Zafferano

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In questo numero hanno scritto:

Riccardo Ruggeri (Lugano): scrittore, editore, tifoso di Tex Willer e del Toro
Angela Maria Borello (Torino): direttrice didattica scuola per l’infanzia, curiosa di bambini
Valeria De Bernardi (Torino): musicista, docente al Conservatorio, scrive di atmosfere musicali, meglio se speziate
Roberto Dolci (Boston): imprenditore digitale, follower di Seneca ed Ulisse, tifoso del Toro
Barbara Nahmad (Milano): pittrice e docente all'Accademia di Brera. Una vera milanese di origini sefardite