Notizie dagli USA


Dove sono i lavoratori?

Nell’ultimo mese l’economia americana ha creato 187.000 posti di lavoro, ma è cresciuta anche la disoccupazione: a sentire CEO e media amici, pare non abbiamo abbastanza lavoratori pronti a ruscare. Sembra di leggere i giornali italiani, dove periodicamente l’imprenditore X si lamenta di non trovare personale con le dovute caratteristiche di capacità ed esperienze imperiali, a fronte di uno stipendio da dieta ferrea. Dove sono finiti i nostri lavoratori a stelle e strisce? Vuoi vedere che son tutti diventati pelandroni, choosy e viziati?

Oggi ci sono 2 milioni di lavoratori in meno rispetto all’inizio della pandemia a febbraio 2020. In questo istante cerchiamo 9.8 milioni a fronte di solo 6 milioni di disoccupati. A far le somme si penserebbe che dando lavoro a tutti, mancherebbero ancora 4 milioni di persone che creano ricchezza. Come mai oggi gli americani partecipano alla forza lavoro per il 62.6%, mentre prima della pandemia eravamo a 63.4% e dieci anni prima eravamo al 65%, negli anni 70 al 75%?

Un primo fattore è il peggioramento del supporto all’infanzia: mandare un bimbo all’asilo richiede uno svenamento, e questo ha fatto calare notevolmente la partecipazione femminile alla forza lavoro. Siamo al livello più basso dagli anni 70: con 3.5 milioni di mamme che han lasciato l’impiego, ora la partecipazione femminile è scesa al 55%.

In secondo luogo, complice Covid e politiche più stringenti sull’immigrazione, siamo passati dall’accogliere un milione di migranti a 270.000 (questo esclude i clandestini, che lavorano in nero a paghe da fame). I nostri vicini di casa canadesi hanno colto la palla al balzo, ed ora nelle città di confine con l’America ci sono uffici e fabbriche piene di impiegati di ogni nazionalità.

In terza battuta, i $4 mila miliardi pompati nell’economia prima da Trump e poi da Biden per tenere a galla l’economia durante la pandemia, hanno portato ad un aumento del 68% dei disoccupati che guadagnano di più con l’assegno di disoccupazione che con il loro lavoro originale. Questo la dice lunga su inflazione e politiche aziendali di buy-back azionari ed incremento degli stipendi dei capi: non adeguando gli stipendi di operai ed impiegati, molti di questi restano sul divano a guardare Netflix invece di riprendere il trantran fantozziano.

Da ultimo, raccogliamo i frutti di 50 anni di intesa bipartisan su come considerare e gestire il lavoro: come una commodity, di cui ci deve essere ampia disponibilità e prezzi minimi. In questo istante i repubblicani di Texas ed altri stati stanno re-introducendo il lavoro minorile, e l’Amministrazione Biden vede come il fumo negli occhi le richieste sindacali di aumenti delle retribuzioni del 20-40%. Mentre il PIL degli USA è raddoppiato al netto dell’inflazione, esattamente come l’indice della produttività, ed i profitti aziendali sono cresciuti del triplo, le paghe degli operai son cresciute meno dell’1%.

Nelle ultime tornate di elezioni presidenziali l’affluenza alle urne è diminuita parecchio, segno che gli elettori perdono fiducia nelle vere intenzioni della classe politica: l’ipotesi di aumentare paghe e stipendi resta confinata agli slogan elettorali, subito cestinata appena l’eletto si siede sulla comoda poltrona per i prossimi anni. Oggi son tre anni che è mancato David Graeber, e lo stato delle cose lo fa rimpiangere. I suoi scritti su bullshitjob, debito e totalitarismo sono sempre attuali. Per un approfondimento, raccomando questo.

Buona lettura.


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In questo numero hanno scritto:

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Valeria De Bernardi (Torino): musicista, docente al Conservatorio, scrive di atmosfere musicali, meglio se speziate
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Riccardo Ruggeri (Lugano): scrittore, editore, tifoso di Tex Willer e del Toro