IL Cameo


Per il Conte Bis solo sorrisi. Non merita altro

Per il Conte Bis solo sorrisi. Non merita altro

Il Conte Bis sta diventando un incubo per l’Establishment nostrano. Che fare, si chiedono Genitore 1 e Genitore 2 che l’hanno partorito in quell’agosto da incubo? E un incubo lo è anche per me, analista apòta che deve scrivere il solito pezzullo per i suoi giovani amati lettori.

Per la prima volta, se non ricordo male, le audizioni di Enti, Istituzioni, Associazioni chiamati in Parlamento ogni anno per esprimere, secondo legge e prassi, un giudizio sulla “Manovra”, sono stati unanimi: bocciatura secca. Eppure il Conte Bis era partito alla grande, quattro pezzi da 90 al volante: Luigi Di Maio, Nicola Zingaretti, Matteo Renzi, Roberto Speranza. E pure superaccessoriato: l’Europa, il Vaticano, la BCE, il FMI, l’ONU (c’è chi dice persino il mitico “Mercato”) l’avevano benedetto. Non è mancato neppure Donald Trump, che l’aveva bollinato, seppur a modo suo.

A questo punto, mi guardo bene dal fare qualsiasi commento, come dicono i colti, sarebbe come sparare sulla Mezzaluna Rossa. In effetti nessuno poteva pensare a un suo così immediato “degrado” (nell’accezione che dà a questo verbo una gran dama della TV, con riferimento all’ormai negletta classe operaia). Che fare? L’unica è buttarla sul divertissement, usando il classico linguaggio zafferaniano, ma soprattutto sorridendo. In un’epoca miserabile come questa, dominata da un modello miserabile come il Ceo capitalism, quando smetti di sorridere sei tecnicamente morto. Spero che i miei amici Millenial e Gen Z valorizzino questa grande dote che tutti possediamo: la capacità di sorridere. Ragazzi, una notazione a margine: oggi sentite parlare di fascismo a ogni piè sospinto (alcuni stanno già evolvendo verso il nazismo), ebbene mio papà, antifascista schedato e vessato, diceva: “diffida di chi non sorride, è un fascista”.

Il Conte Bis era nato “di corsa”, dopo l’orrendo spettacolo di una Vichy adriatica che aveva sconvolto i benpensanti. Loro erano abituati a far ben di peggio, ma lo facevano in privato e con un’eleganza che i buzzurri delle periferie lombardo-venete neppure si sognano. Le telefonate satellitari che hanno coperto per giorni il triangolo delle Bermude della cultura politica (yacht-cabaña de playa-media) anticiparono le consultazioni ufficiali. Fu assunta una decisione coraggiosa, specie in termini di immagine. Dichiarare, urbi et orbi, che le elezioni avrebbero portato alla vittoria il loro nemico mortale (descritto come un ubriacone, sic!) e costui avrebbe potuto nominare un Presidente della Repubblica non del loro Club. Quindi, niente elezioni. Chapeau! In cambio i cinquestelle avrebbero portato i loro voti all’ammasso, così come il PD, già fornitore storico della Real Casa. Era nata la ferma “risposta antifascista” che tutto l’Establishment auspicava.

Si pose allora il problema di chi insediare come Premier. Ci voleva qualcuno che funzionasse come quei giocattoli anni Trenta che nel periodo dell’infanzia erano stati il mio sogno. Sempre dovetti limitarmi a guardarli funzionare, senza poterli mai toccare. Solo i bimbi della nobiltà sabauda del Palazzo, che li possedevano, avevano il privilegio di caricarli. Infatti, nel retro avevano una carica manuale a molla che li comandava. Per poterli caricare avrei dato tutto il mio patrimonio di biglie (ex tappi di bottigliette Codd di gazzosa).

Definito il profilo, la prima scelta del Premier fu quasi obbligata, bisognava fare in fretta, quindi un Conte Bis. C’era però un problema: la sua dignità di Avvocato del Popolo. Come poteva chi era stato Premier prima, compiendo tutta una serie di (osceni) atti politici in luogo pubblico, accettare un incarico esattamente opposto, senza provare vergogna? Accettò. La carica manuale a molla aveva funzionato. La perdita di dignità fu ben assorbita, sia da chi aveva fatto l’oscena offerta, sia da chi l’aveva accettata. Il “degrado” politico di entrambi i contraenti si era compiuto, ed era stato certificato.

La “risposta antifascista” sul breve aveva funzionato, ma nella pratica era rimasto un problema. Come arrivare al 2022 (sic!) con un Conte Bis ridicolizzato da tutti? In termini managerial-organizzativi riuscirci sarebbe una grande impresa. Non vorrei perdermela. Rannicchiato sul divano ascolterò compunto la storytelling che la “Bestia” dell’Establishment via via, senza vergogna, mi propinerà. La subirò, sorridendo.

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In questo numero hanno scritto:

Angela Maria Borello (Torino): direttrice didattica scuola per l’infanzia, curiosa di bambini
Valeria De Bernardi (Torino): musicista, docente al Conservatorio, scrive di atmosfere musicali, meglio se speziate
Roberto Dolci (Boston): imprenditore digitale, follower di Seneca ed Ulisse, tifoso del Toro
Francesco Rota (Torino): un millenials
Riccardo Ruggeri (Lugano): scrittore, editore, tifoso di Tex Willer e del Toro