Pensieri e pensatori in libertà


Borseggiatrici e altre amenità dei mondi ridicolmente corretti

Se passate per Milano, non mancate di fare un giro in metropolitana. Non solo perché è una bella metropolitana, in particolare nella nuova linea lilla, ma soprattutto perché vi garantirà qualche istante di buonumore, cosa per nulla facile in nessuna epoca.

Preoccupata giustamente della sicurezza dei clienti ma non volendo offendere la suscettibilità di nessuno, l’azienda che gestisce la metropolitana ha registrato un messaggio, che continuamente vi ricorda di “prestare attenzione…alle borseggiatrici e ai borseggiatori”! Alle volte il politicamente corretto diventa semplicemente ridicolo. Così, all’udire l’audio registrato, vi viene in mente la signora dedita all’alleggerimento di tasche e borse dei passeggeri che si reca dalla sicurezza per lamentarsi di un messaggio discriminatorio al maschile che ne sminuisce la professionalità oppure che, colta in flagrante, si appella al furto come naturale vendetta per la discriminazione patriarcale di genere nei messaggi destinati a tutti. Il ridicolo è che, per essere politicamente corretta, l’azienda della Metropolitana finisce con il distribuire oggettivamente e paritariamente una connotazione negativa. Anche accettando i presupposti linguistici di questa ideologia che considera il linguaggio creatore di realtà, per una volta che potevano essere messi in una cattiva luce solo gli uomini, ecco che si interviene per inserire anche le donne, pensando ovviamente che ciò aumenti la giustizia sociale.

E, a proposito di presupposti linguistici, pur di non essere passibili di critica, gli autori del messaggio ignorano del tutto il parere autorevole e ufficiale dell’Accademia della Crusca che ha ritenuto ridondante e sconsigliabile il raddoppio del plurale, spiegando che in italiano il plurale inclusivo di entrambi i generi è quello al maschile (“borseggiatori”), che ha valore di neutro.

Ma quando si è dentro un’ideologia a nulla vale il buonsenso manzoniano, la ragionevolezza realista o la competenza linguistica. L’ideologia deve adempiere i propri fini autoimposti, a qualsiasi costo, anche a quello altissimo di contraddirli.

Mi è così tornato in mente un episodio delle cronache di famiglia. A un avo famoso per record della primigenia aviazione, venne un giorno conferita qualche onorificenza. Cominciando il discorso ufficiale, il podestà fascista che ne doveva magnificare le imprese lo interpellò con un “O tu, che sei discendente dei pirati…”. I famigliari dell’epoca non gradirono. Nati in era pre-hollywoodiana, non riuscivano in effetti a capire come potesse essere un complimento l’essere inserito nella linea ereditaria di ladri e tagliagole di mare. Purtroppo, era il ridicolmente corretto dell’ideologia dell’epoca che voleva toni enfatici a ogni costo e a cui il podestà prontamente si allineava. L’aneddoto rimase rubricato come ridicola esibizione di ignoranza tipica di un’epoca dittatoriale.

Ecco, speriamo di non dover dire lo stesso della nostra. Ma sul ridicolo, già ci siamo.


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