LA Bibliocasa


Prendere appunti al crepuscolo

L’altrieri (com’è bello questo titolo di Carlo Dossi) riflettevo sul disinteresse di tanti editori per la propria storia.

Se c’è da pubblicare una raccolta di verbali di riunioni del tempo che fu, coi soliti noti intorno al tavolo, o di quarte di copertina, nessun dubbio: si decide cosa far uscire e cosa no, «si fa immagine», tout se tient. Il resto non viene proferito. Peccato. Anthony Burgess diceva che la vera biografia di uno scrittore è quella fiscale, lo stesso vale per quella di un libro o di una grande opera.

Un paio di anni orsono, nel corso di una piccola inchiesta sulle «vecchie» enciclopedie di carta e la furba strategia di Wikipedia per il 2030, contattai l’ufficio stampa di Einaudi cercando informazioni su quella memorabile impresa, condotta tra il 1967 e il 1984, che fu l’Enciclopedia («L’ultimo monumento del sovietismo» si legge ne L’impronta dell’editore di Roberto Calasso). La richiesta cadde nel vuoto. Mi venne in aiuto Giulio Giorello, collaboratore dell’Enciclopedia, rilasciandomi una lunga e vivida intervista piena di dettagli su minimi fatti redazionali di trent’anni prima. Un ritratto pars pro toto di un’epoca e di un modo di lavorare. L’inchiesta uscì sul Corriere del Ticino in due puntate e fu ripresa da Riccardo Ruggeri in un suo Cameo video.

Sempre l’altrieri ho ritrovato uno dei primi libri che acquistai intorno ai quindici anni. Si sa come sono gli adolescenti: la domanda che ti fanno più spesso, senza mai pronunciarla, è «ma tu credi in quello che dici?». Ed è per questa folle e ombrosa energia inquisitoria che essi amano di stupefatta malinconia i momenti dell’alba e del tramonto, dove il paesaggio si fa più profondo, e così il rischio di smarrirsi.

Fu quindi soltanto per via del titolo che mi ritrovai a leggere, troppo giovane, Crepuscolo. Appunti presi in Germania 1926-1931 di Max Horkheimer. Un vecchio Einaudi, numero 96 della collana Nuovo Politecnico, anno di edizione italiana 1977.

Da Horkheimer mi separano laghi di ideologia, constato però come certe pagine di Crepuscolo – pubblicato a Zurigo nel 1934 e composto da capitoletti lunghi in media un paio di pagine, ciascuno col proprio titolo – siano diventate, oggi, molto attuali, più di quelle del famoso e chic Minima moralia di Theodor W. Adorno, libro del 1951.

C’è anche un secondo Horkheimer che continua a sedurmi: La nostalgia del totalmente altro (un Queriniana del 1972). Quand’ero al liceo padre Giovanni, infervorandosi durante una lezione di filosofia, quasi lo gridò, nell’aria immobile sopra le nostre teste: la nostalgia del totalmente altro! Che fosse progressista? Ricordo le sue considerazioni sul Concilio Vaticano II e suggerimenti del tipo «Leggete Congar, leggete Chenu!». Comunque, alla fine, non credo che lo fosse, e non importa. Era un’epoca dove gli adulti rispondevano ancora, bene o male, alle domande dei giovani. 

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Tommy Cappellini (Lugano): lavora nella “cultura”, soffre di acufene, ama la foresta russa
Angelo Codevilla (California): professor emeritus, viticoltore, tifoso di Tex Willer
Roberto Dolci (Boston): imprenditore digitale
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Marta Fossati e Luca Giacosa (Sambuco, Cuneo): pastori di capre meticce
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