LA Bibliocasa


La sfida dei caratteri

Un paio di mesi fa, esattamente sulla linea di confine tra Germania e Polonia, sono entrato in una vecchia libreria gestita da una donna piuttosto eccentrica che probabilmente trascorreva gran parte della sua vita in negozio (aveva collocato un grosso frigorifero accanto al registratore di cassa e si vedevano bottiglie di vino del Reno sparse ovunque tra periclitanti colonne di libri).

Qualche titolo da acquistare c’era e di fatto, per 13 euro, sono uscito con sottobraccio un paio di volumi di Theodor Fontane stampati in caratteri gotici.

Una stranezza? Nient’affatto. Nonostante fossero già sulla via del declino, fino al 1941 in Germania i caratteri gotici appartenevano ancora alla più semplice e piana quotidianità e venivano usati per stampare libri, periodici e documenti ufficiali. Il gotico era apprezzato per le sue qualità storiche ed estetiche e perfino – attenzione – morali.

Che i caratteri tipografici possano essere alfieri di virtù può sembrare una bizzarria. Non è così. Sul suolo tedesco è andata avanti per secoli una disputa che vedeva i sostenitori del gotico contrapporsi a quelli dell’Antiqua, un carattere latineggiante, chiaro e senza abbellimenti, altamente leggibile, che col passare del tempo dava sempre più filo da torcere persino alla Fraktur, una versione semplificata del gotico, meno «grassa» della Schwabacher. Entrambe le fazioni accampavano ragionamenti anche di valore etico. La storia è piena di aneddoti a proposito, tra cui quello che vede la madre di Goethe chiedere al figlio, che era un fan dell’Antiqua, di starsene lontano da quei «fatali caratteri latini».

Con gli occhi d’oggi, l’intera querelle potrebbe essere letta come un divertissement politico: l’Antiqua, il carattere di Aldo Manuzio, ha un’anima «del sud», rinascimentale, veneziana e umanista, ricorda il greco e l’orizzontalità dell’architettura classica, è spigliato e guascone, sagace e commerciale, e forse è predisposto ai debiti. Il gotico, invece, è legato alle grandi cattedrali dell’Europa mediana, di cui evoca all’istante la verticalità, le possenti colonne, il minuzioso lavoro artigiano venato di ossessione (Dio è nei dettagli) e la stabilità di chi ha i piedi per terra e lo sguardo puntato in alto, un’accoppiata che talvolta fa perdere l’equilibrio.

I nazisti, in un primo momento, non seppero scegliere. Hitler stampò Mein Kampf in gotico Fraktur ma nel 1939 ne fece uscire un’edizione in caratteri Antiqua, destinata agli stranieri e ai tedeschi all’estero che avevano perso familiarità con la lettura in gotico. Nel 1941 il Fürher sciolse definitivamente il dibattito con una decisione all’apparenza incomprensibile: non si sarebbe mai più dovuto usare il gotico. Qualcuno gli aveva sussurrato che la scrittura gotica non era poi così «tedesca in purezza». Peggio: grazie ai caratteri gotici Schwabacher gli ebrei tenevano in pugno culturalmente il settore tipografico nazionale. Parrebbe una discreta fantasia nazista, invece sta nero su bianco in una circolare «a esclusivo uso interno» del gerarca Martin Bormann agli uffici dell’NSDAP, una lettera che fu il primo passo istituzionale verso la definitiva estromissione del gotico dall’orizzonte culturale tedesco.

Alcuni storici, tuttavia, ritengono che la decisione di Hitler fosse di natura pratica: l’uso di caratteri latini permetteva una più facile comprensione lungo la catena di comando militare nei territori occupati e, soprattutto, facilitava l’internazionalizzazione della lingua del Terzo Reich, a riprova del fatto che è dura trovare un nazionalista che si faccia i fatti propri e che non coltivi qualche ambizione o interesse d’oltre frontiera.

Io avrei un’altra spiegazione, se volete più sottile e quindi più fragile. Diceva Ernst Jünger che i caratteri gotici sono incompatibili con la civiltà delle macchine. Aveva ragione. I caratteri gotici rallentano le operazioni e richiedono una riflessione più profonda, che arriva a sfiorare la liturgia. Il nazismo, all’epoca il totalitarismo più esperto nel settore della tecnica, come oggi Silicon Valley, non aveva certo bisogno di granelli di sabbia tra gli ingranaggi mentali dei suoi soldati.

Ogni tanto cerco di immaginare Twitter o Facebook in caratteri gotici, dossier finanziari composti in Fraktur, lettere d’amore in Schwabacher: impossibile, non ci riesco. I primi emigrati germanofoni in America, nel Seicento, i cosiddetti Pennsylvania Dutch, da cui si diramarono varie comunità religiose tra cui quella degli Amish, riuscirono a conservare la scrittura gotica con dedizione, tanto che ancora viene insegnata. Io, uomo dal passato inesistente (chi, giovane negli anni Novanta e Duemila, può dire di averne avuto uno che non sia stato un’allucinazione dell’economia e del marketing?), ben informatizzato prigioniero del presente ed esule dal futuro, ne posso provare solo nostalgia.

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