IL Signor Direttore


Un momento del vero, da non perdere

Cari abbonati a Zafferano,

confesso che la lotta per evitare fake news e fake truth è diventata molto più dura che qualche anno fa. Oggi non basta più avere schiena dritta, cervello vigile e buon fiuto per menzogne e manipolazioni: fosse così, per fare un inattaccabile Simil Quotidiano Apòta basterebbe...

...reclutare scrittori e giornalisti con queste caratteristiche e scattare veloci verso la vetta: il sentiero sarebbe certamente in salita ma la fatica dell'ascesa ben compensata da limpidi e veritieri panorami, dall'aria pulita e salubre, dall'energico piacere della camminata.

Magari fare un Simil Quotidiano Apòta fosse come scalare una montagna!

In realtà è come inoltrarsi in discesa nella foresta amazzonica così come la descriveva un celebre fotografo svizzero del Novecento, Emil Schulthess: "Una selva inaccessibile dove vivono legioni di insetti, eserciti di formiche e di zanzare, miriadi di ragni e di serpenti velenosi, dove le acque che la percorrono sono infestate da feroci piranhas, da alligatori, da anaconde, dove sugli alberi sono in agguato giaguari e belve feroci; un mondo dove non penetra mai il sole, senza luce e senza stagioni, dove non esiste la frescura della notte ma solo un afa incontenibile; un paesaggio in cui piove sempre, dove le acque marciscono e dove domina l'umidità e la putredine; un regno delle ombre; non un paradiso ma un inferno verde!".

Questa è oggi la "realtà", specie quella mediata da internet, e tale è gran parte il campo di gioco del giornalismo, almeno per chi lo ama (e perché non amarlo? è una macchina intellettuale egregia). Ammettiamolo, però: bisogna essere dei missionari per farne un mestiere, per inoltrarsi in simili luoghi con l'intento di uscirne il più possibile puliti, e per giunta in un'epoca come l'attuale, dove tutti pensano e vivono come se il vero fosse un momento del falso. Tutti allievi di Hume, di Debord, disillusi, cinici, etc. e compiaciuti di esserlo, o rassegnati a esserlo. Anime perdute, giornalisti perduti, terreni fertili per fake news e fake truth!

Come uscirne? Ribaltando l'assioma.

Il falso - abbiamo pensato qui a Zafferano - deve tornare a essere soltanto un momento del vero, come ai bei vecchi tempi. Detto in altre parole: quale strumento migliore di una maschera per raccontare la verità?

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Una grande storia d'amore al tempo del CEO capitalism.

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Zafferano

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In questo numero hanno scritto:

Giordano Alborghetti (Bergamo): curioso del software libero, musicofilo, amante del mare
Giovanni Maddalena (Termoli): filosofo del pragmatismo, della comunicazioni, delle libertà. E, ovviamente, granata
Angela Maria Borello (Torino): direttrice didattica scuola per l’infanzia, curiosa di bambini
Tommy Cappellini (Lugano): lavora nella “cultura”, soffre di acufene, ama la foresta russa
Valeria De Bernardi (Torino): musicista, docente al Conservatorio, scrive di atmosfere musicali, meglio se speziate
Laura Dolci (Torino -> Boston): un'italiana in America, Marketing Intern & Student
Roberto Dolci (Boston): imprenditore digitale, follower di Seneca ed Ulisse, tifoso del Toro
Barbara Nahmad (Milano): pittrice e docente all'Accademia di Brera. Una vera milanese di origini sefardite
Tommaso Papini (Firenze): traduttore inquieto, occidentale esausto, cavaliere di bronzo
Riccardo Ruggeri (Lugano): scrittore, editore, tifoso di Tex Willer e del Toro