IL Signor Direttore


Per amore o per ridere

Prima della pandemia da Coronavirus imperversavano in Italia le due fazioni dell’odio e dell’amore, naturalmente intercambiabili.

Nel governo Conte 1 erano Matteo Salvini e la Lega "a spargere odio a piene mani" (e relative sottocategorie: razzismo, omofobia, antisemitismo, etc., tutte le accuse possibili, anche le più strampalate, facevano brodo nel calderone degli editorialisti) mentre il Pd con la sinistra tutta era, ça va sans dire, molto più favorevole a teneri accoppiamenti giudiziosi con le istanze più violente e radicali della globalizzazione e perché no, infine, col mondo intero. Da una parte un'altèra e germanica separazione degli spiriti, o presunta tale, dall'altra l'orgia, o il pozzo nero, fate voi.

Poi, sul finire dell’esperienza governativa e nei mesi successivi, la Lega tentò, non si sa quanto obbligata dalle circostanze, la capriola: da partito dell’odio a partito dell’amore. Udire la parola "amore" sulle labbra di Salvini fu strano quanto sentirla su quelle di George Soros, ma il salto riuscì e le parti si scambiarono, tanto che persino Luca Ricolfi potè scrivere a metà novembre del 2019 un editoriale dove accusava la sinistra di essere "accecata dall’odio per il non-uomo Salvini" e di aver perso "ogni capacità di discernimento, oltreché ogni rispetto per l’avversario". Non aveva tutti i torti.

Ancora oggi viviamo, più o meno, in questa traballante narrazione, con una maggioranza Pd-Cinque Stelle intessuta d’odio e spavento un po' verso tutto, popolo italiano compreso, ma non verso la poltrona, e un’opposizione immersa in un'affettuosa narcolessia, adagiata anch'essa su vellutati divani, in atmosfere da stazione termale di fine Ottocento. È rimasto soltanto il leghista Alberto Bagnai a usare – o meglio a sottintendere – la parola "odio" ogni volta che invita i suoi fan a una "semina", ma pure lui lo fa ironicamente ("democraticamente"). Insomma, per amore o per ridere.

Sia chiaro, nel breve ragionamento che stiamo facendo "odio" e "amore" sono poco più che due parole, due etichette commerciali, una zuppa yin-yang, un porridge per psicanalisti concettosi (diceva CharLacan: "L'odio e l'amore sono due carriere senza limiti" - anche quando sono recitati). Ovvero nessuno qui - siam vecchi - si aspetta che i politici provino sentimenti così estremi, così "operativi" e conflittuali, così simili all’execution, direbbe Riccardo Ruggeri. Aspettiamo fiduciosi che li provi il popolo italiano, ma si sa, la speranza è la prima a beccarsi il Covid.

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