IL Signor Direttore


Sul virus non mi viene in mente più nulla

Dal diario del Signor Direttore. Settimana dal 27 aprile al 1 maggio.

Martedì 28
. Giorni trafficati. Per me non è mai iniziata la fase 1, figuriamoci la 2. Ci sono solo più contrattempi, però stimolanti. A volte - è preoccupante - mi sento simile al Signor CEO.

Una delle possibili conseguenze del virus sul piano psicologico: forse ognuno di noi diventerà un frammento, una cellula del Signor CEO, ma senza villa sul lago di Zurigo, senza elicottero, senza i report quotidiani dell'Assistente, nei casi più disumani persino senza il ricordo di Maria. Andremo ciascuno a comporre il Leviatano, come nel celebre frontespizio.

Mi sovviene un bel romanzo di Douglas Coupland che forse merita di essere riletto: Microservi, che avevo in una edizione economica Feltrinelli del 1998 e che ho improvvidamente ceduto. Ambientato in Microsoft, da cui il titolo, se ben ricordo conteneva in nuce quello che ancora viviamo e che vivremo sempre peggio.

Mercoledì 29. Ho scritto per Zafferano 58 un editoriale in stile classico di 4000 battute sulla querelle "congiunti" e "affetti stabili". In un romanzo di Fogazzaro nessuno avrebbe avuto dubbi: i congiunti sono i parenti, gli affetti stabili sono la donna di cui si è innamorati. Ma noi non viviamo nel Mistero del poeta - racconto d'una leggerezza goethiana quasi impalpabile - ma nel Finnegans Wake, dove ogni parola assume decine di significati che nemmeno Joyce avrebbe potuto enumerare. I media e i social network sono un Finnegans Wake in ulteriore metastasi psicotica. Si pensa di pensare, si fanno soltanto variazioni semantiche. Ho dunque preso il mio editoriale, dov'erano raffinati richiami al Tommaseo e al Battaglia, e l'ho buttato.

Ore 14. Videoconferenza con i collaboratori di Zafferano (un grande grazie a Marco Cobianchi  per l'idea e l'organizzazione - ha partecipato anche lui). Per tutto il tempo non c'è stato un solo spiffero di cinismo. Ci siamo presentati l'uno agli altri senza un milligrammo di marketing nella voce e nel racconto dei propri contenuti. Nessun doppiofondo. Nessuna doppia vita. Nessun corridoio invisibile dove tessere manovre. C'era una calma elettricità nell'aria. La migliore redazione che abbia mai avuto. Passavano sullo schermo solo sentimenti reali, tra persone - questo è importantissimo, è innovativo - in buonafede. Ne ho ricavato la conferma che è l'atmosfera umana a fare la differenza nella buona riuscita di un'impresa (grazie, Riccardo). Premio "Zafferano in purezza 2020" per il parlar schietto a Umberto Benini

Giovedì 30. Ho cercato per metà nottata spostando ceste di volumi un libro che sapevo trovarsi nella mia biblioteca: La terza notte di Valpurga di Karl Kraus. L'incipit è giustamente celebre, folgorante e disperato: "Su Hitler non mi viene in mente nulla". Era il 1933. Kraus ce l'aveva con "l'ipertrofia dei clichés parlati e stampati che hanno portato l'etere e le fabbriche della carta al limite massimo delle loro possibilità". A un livello più profondo, Kraus era sgomento di assistere a uno spettacolo senza pari:

C'è un momento nella vita dei popoli che non manca di grandezza in quanto è collegato con la luce elettrica  e con tutti i mezzi della radiotecnica, allo stadio primitivo; inaugura un capovolgimento di tutti i rapporti umani, servendosi non di rado della morte. L'uomo prende i suoi diritti dal cielo. Che Dio stesso ne sia protetto! Il sangue si manifesta col sangue. Un comando che rende schiavi irrompe nella vita, nella libertà, nel possesso: ad esso bisogna dar conto della propria nascita e delle proprie idee.

Temo che si stia avvicinando anche per me il momento in cui dovrò comunicare ai lettori di Zafferano che "sul virus non mi viene in mente nulla". Più si aggrava la situazione, più viene fatto scempio della libertà e dell'economia, più si subisce il terribile richiamo dell'ammutolirsi, cui bisogna resistere. Vedremo.

Venerdì 1. Bisogna seguire la politica e i partiti (tutti - siamo apòti) come si leggerebbe un romanzo espressionista (ad esempio, Bebuquin o i dilettanti del miracolo di Carl Einstein). Dà soddisfazione estetica, infatti, identificare e godersi quei capitoli dov'è il grumo di tensione più ombrosa e gustare i personaggi con la perizia dei lettori di lungo corso, collocandoli in una drammaturgia morale alla Dostoevskij: solo così si può rendere ancora vagamente appetibile il vaudeville all'italiana.

Questa settimana - visto che i partiti della maggioranza non offrono nulla, anzi, offrono il nulla - il capitolo più intenso lo ha scritto il senatore Alberto Bagnai, con la sua diretta di martedì, che oggi mi sono rivisto per la seconda volta. Un video ragguardevole nei costumi e nelle luci, un interno tardoborghese con i libri, i faldoni, le fotografie, e il gatto di casa che non si trova (forse è nel giardino dei Finzi-Contini), l'aria della notte che entra dalle finestre dopo una lunga giornata di colloqui e di lavoro, gli elettori da istruire e quelli da bloccare in un'ultima lezione senza fine, la stanchezza, una certa delusione, un certo smarrimento lungo "la strada per Roma". Gran video per amanti della letteratura.

A proposito di libri: molti lettori che hanno acquistato una copia digitale di Uomini o consumatori? Il declino del CEO capitalism hanno chiesto se fosse possibile comprare anche la copia cartacea con la dedica dei due autori. Sì, ora è possibile: abbiamo attivato un pulsante ad hoc.

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Valeria De Bernardi (Torino): musicista, docente al Conservatorio, scrive di atmosfere musicali, meglio se speziate
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Giovanni Maddalena (Termoli): filosofo del pragmatismo, della comunicazioni, delle libertà. E, ovviamente, granata
Barbara Nahmad (Milano): pittrice e docente all'Accademia di Brera. Una vera milanese di origini sefardite
Riccardo Ruggeri (Lugano): scrittore, editore, tifoso di Tex Willer e del Toro
Giancarlo Saran (Castelfranco Veneto): medico dentista per scelta, giornalista per vocazione
Roberto Zangrandi (Bruxelles): lobbista