IL Signor Direttore


L'alibi di un virus

Domenica scorsa dopo pranzo, durante una piacevole telefonata transatlantica, un mio caro amico, rimasto bloccato a New York dal lockdown, ha fatto questa osservazione: "Non ci credo - proprio non ci credo - che uno stop di 60 giorni possa far crollare un intero mondo. Se così fosse, significa solo una cosa: che anche prima era marcio dalle fondamenta".

Su questa considerazione ci ho riflettuto un po'. Non ho ancora visto - e spero di non vederli - milioni di morti, città distrutte e infrastrutture rese inagibili dal virus, quindi la domanda più precisa, il nocciolo della questione, sarebbe meglio scriverla così: quanto è corretto porre la pandemia di COVID-19 come causa del crollo del CEO capitalism, un crollo che alcuni economisti prevedono peggiore di quello del 1929 e che è già iniziato?

Delle due l'una: o il sistema era davvero marcio alle fondamenta e basterà la spallata del COVID-19 a farlo collassare, promuovendo un'alternativa, o la caduta sarà nel complesso meno apocalittica di quanto presumono media & esperti e il CEO capitalism, marcio fin che si vuole, si dimostrerà duro, coriaceo e resiliente come un mafioso. Se proprio dovessi, scommetterei sulla seconda.

Di fatto, una parte di coloro che sono rimasti fermi nelle ultime settimane ricomincerà presto a lavorare o quantomeno ad uscire di casa in cerca di denaro e di affari. Ma non lo farà attraverso nuovi paradigmi: bensì con gli stessi di prima resi ancora più furbi dalla crisi e dal fatto che in tanti casi si è approfittato dell'emergenza - nihil sub sole novum - per le solite manovre sopra le teste di lavoratori e cittadini. I quali, a loro volta, o continuano a conservare false speranze, e che Dio gliela mandi buona, o hanno immagazzinato durante la clausura una rabbia che si sbriciolerà a contatto con quello che i media, il Governo e una buona parte degli "imprenditori italiani" (impossibile non mettere le virgolette) ci venderà come "ricostruzione". Un nuovo corso che, a ben grattare sotto la superficie delle mutate abitudini, fin d'oggi sa già di vecchio.

Riassumendo: enormi tagli in vista, una marea di disoccupati, interi settori commerciali storditi e barcollanti ma con strutture e infrastrutture ancora in piedi e la possibilità, nei più nobili dei casi, di un ritorno ai fondamentali e a un'economia perbene (che qua e là esiste). Ho scritto "nei più nobili dei casi" perché di illuminazioni - intendo visioni radicali, coscienze rinnovate, sconfessione di pratiche indecenti, sostegno alle opportunità collettive create dal virus, come il telelavoro - non se ne vedono molte in giro. Ci saranno più che altro degli aggiustamenti tragici e dolorosi per le "classi subalterne", classe media inclusa, e morta lì. Il CEO capitalism uscirà dalla terapia intensiva più agile e ancora in sella.

Discorso simile in campo politico. Spiace quasi affrontarlo, specie se tocca riferirsi all'Italia. Se la maggioranza fa quel che può (poco e male) e quel che gli interessa (molto), coltivando uno disprezzo senza precedenti per la libertà dei cittadini, l'opposizione trascorre il proprio tempo a segnalare i traffici del Governo: "Guardate cosa stanno brigando di nascosto, cosa architettano alle nostre spalle, studiate questo pdf, leggete questo articolo, ascoltate questa diretta!" è il suo refrain quotidiano, come se le persone non avessero altro da fare e non li avessero eletti proprio per impedire che i misfatti accadano, e non solo per indignarsi. Stallo o connivenza reciproca? Di certo, execution fallimentare rispetto ai programmi dichiarati. 

In sostanza, e per non farla troppo lunga, il mio amico rimasto a New York ha dieci volte ragione, anche se forse non lo sa appieno. Il CEO capitalism era marcio. L'ascensore sociale era immobile e lo resterà ancora per un pezzo. Il CEO capitalism - che era tenuto insieme con lo sputo - non crollerà, poiché nulla è più elastico dello sputo (è infatti il trucco segreto per costruire castelli di carta). 

E non crollerà perché il virus (giustamente) è solo un molecola e non è una rivoluzione, tantomeno  una rivoluzione voluta, pensata e realizzata da esseri umani liberi. Tuttavia il virus verrà usato come "rivoluzione" economica, sociale e politica da coloro che, senza il virus, non ne avrebbero mai fatta una per mancanza di coraggio, per incapacità o per decoro democratico. Ergo, il virus sarà una conservazione.

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Roberto Dolci (Boston): imprenditore digitale, follower di Seneca ed Ulisse, tifoso del Toro
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Riccardo Ruggeri (Lugano): scrittore, editore, tifoso di Tex Willer e del Toro