IL Signor Direttore


Se il virus ti fa green e altre storie fantastiche per uomini stanchi

Dal diario del Signor Direttore. Settimana dal 30 marzo al 3 aprile.

Mercoledì 1 aprile.
Da quando è iniziata la clausura sto lavorando il doppio, con notti che si vanno assottigliando e molto telelavoro distribuito in tutti gli angoli della giornata. Un po' come il fruttivendolo che ho incontrato ieri, che mi ha detto: "In due settimane abbiamo fatto come Natale".

È pur vero che, dietro la mascherina FFP3, aveva un'aria triste. Io invece ho la barba più lunga, chiazzata qua e là di bianco.

Telelavoro / 1. Amici del settore privato mi segnalano che il telelavoro per tutti sta mettendo a rischio il middle management, che in alcuni casi si trova a dover dimostrare all'improvviso perché esiste. Siamo solo all'inizio.

Telelavoro / 2. Le aziende si renderanno presto conto dei notevoli risparmi che il telelavoro comporta (affitti, riscaldamento, elettricità, catering, traffico) e non torneranno più indietro. La logica operativa sarà quella di Silicon Valley, inasprita, in ambiente latino, da un'ulteriore perdita del contatto umano. Resta il problema per determinati uffici della cosiddetta "produttività giornaliera", concetto obsoleto mai dismesso. Per ora, in pieno COVID-19, i controllori si limitano a verificare che l'operaio (tale lo vedono) sia presente alla tastiera nine to five. L'andazzo non cambierà facilmente. Eppure, o forse ricordo male, negli scorsi anni gli stessi controllori s'accendevano in gridolini d'entusiasmo quando si ragionava di "procedere per obiettivi", il che significherebbe poter lavorare, volendo, la notte anziché il giorno, il sabato anziché il giovedì. Ma quali sono questi obiettivi? Non è che non lo si sappia, è che spesso i veri obiettivi sono tenuti nascosti.

Non ci sarà più libertà, ce ne sarà di meno.

Sabato scorso alle otto del mattino molti abbonati mi hanno scritto per segnalare che il link della missiva poetica di William Blake a Papa Francesco non funzionava. A Verona hanno risolto il problema in poco tempo. Bello avere lettori così impazienti, e anche degli informatici così pronti.

Giovedì 2 aprile. Via Twitter, Pornhub ha offerto aiuto all'INPS per potenziare il sito web andato in crash per le troppe domande (per carità di patria trascuriamo l'ipotesi hacker). Prestare attenzione. Il sesso a braccetto della burocrazia era il sogno del Marchese de Sade.

Per tutta settimana sui media è andato avanti - è stato spinto avanti - il trend verde che vede e prevede, "grazie" al COVID-19, una terra più pulita, più serena, più green, o comunque meno moritura. Articoli più lirici del consueto ci hanno informato che laddove assediava l'uomo "oggi dimora la gentilezza", che guardando fuori dalla finestra si poteva vedere uno Spirito Superiore splendere nel sole di marzo sopra distese di magnolie. E via così: conigli tornati nei giardini delle città, il mare della laguna veneziana luminoso come nessun artista l'ha mai dipinto (ma non era la vita a imitare l'arte?), i delfini a Trieste, i tori spagnoli scampati alla mattanza, lo smog a zero, persino sopra Wuhan. Insomma, con l'umano in quarantena, sarebbe in corso una "orgogliosa epifania". Come al solito in questi casi si tende a umanizzare troppo la natura, a fare pasticci di categorie e di aggettivi. Questi redivivi figli dei fiori sono gli eredi prediletti di Walt Disney.

Ilozoismo, panpsichismo, monismo, anima mundi. Se la clausura continua fino a maggio suggerisco ai quotidiani di buttarsi sulla metempsicosi.

I giornalisti di segno opposto ma altrettanto cinici hanno fatto la doppia capriola, replicando agli eco-tromboni: ma come, eravamo vicini al collasso dell'ecosfera, l'orologio dell'apocalisse marciava risoluto verso la ventiquattresima ora, e sono bastate tre settimane di pit stop per riportare il mondo al suo quasi giurassico splendore? Qui sfioriamo l'ipotesi Gaia.

In entrambi i casi, nel secondo in modo più sottile, una svagata indifferenza per l'uomo indirizza il ragionamento. E questo, permettetemi, è uno spasso. Un po' come lo è stato osservare un mese fa, sempre "grazie" al COVID-19, l'agnizione di alcuni cattolici che si sono dati al pecca fortiter e allo sprezzo per le masse. Sempre meglio degli impagabili "cattolici relativisti", oggi sorridenti o quantomeno in vena di battute (verificare perché, dal momento che Bergoglio è cupissimo). Questi ultimi misteriosamente mi ricordano i Drughi di Arancia meccanica. Ci vorrebbe il genio di Burgess per tirarne fuori il romanzo.

Ci sono di mezzo anche i soldi in questo sogno green. Ci si chiede tra l'altro: il COVID-19 rallenterà i piani eco-friendly dell'UE? Il primo ministro della Repubblica Ceca Andrej Babiš ha già suggerito, con la Polonia al seguito, di destinare i fondi del Green Deal alla ricostruzione del sistema produttivo pre-COVID. E io lo capisco. I lobbisti d'ambo le parti avranno un gran daffare. Ci divertiremo tra le righe dei giornali.

E' morto Antonio Livi.

Venerdì 3. Newsletter di test per Zafferano 54. Solita caccia ai refusi. Tanta carne al fuoco, molti articoli. Vanno promossi ciascuno nella sua specificità.

Sto coltivando - nell'ottica del Protocollo Zafferano e in segreto - un progetto ambizioso, un gran balzo oltre la polverosa e tediosa editoria italiana dei giornali, che è ferma al solito digitale, ai soliti strumenti, ai soliti social. E alla "miracolosa" infografica. Ne parlerò con l'Editore.

Vedo che molti intellò promuovono raccolte fondi per rimettere in pista "la cultura" così come loro se la godevano nel mondo di prima (piazze del sud d'estate o New York - è indifferente -, giacche di lino stazzonato, alberghi, groupies, cene, chiacchiere, etc.), rivelandosi in questo modo intimamente conservatori di quella roba lì.

Fermarsi e riflettere, prima di chiedere fondi. Si rischia di ottenere quello che si vuole.

Nota finale: è solo una sensazione e non la posso dimostrare, ma i soldi che arriveranno dall'UE - sotto qualsiasi forma: Mes, Sure, Coronabond, etc. - sono già spartiti. Il popolo italiano non si preoccupi più di tanto.

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Riccardo Ruggeri (Lugano): scrittore, editore, tifoso di Tex Willer e del Toro