IL Signor Direttore


K.O. tecnico per il CEO capitalism, ora ci vuole più Zafferano

Dal diario del Signor Direttore. Riunione di redazione del 18 marzo 2016.

Numero 1 di Zafferano Simil Quotidiano. Usciamo in pieno COVID-19. Porterà sicuramente bene. Il nuovo corso sarà ancora più apòta del precedente. Voglio che anche gli asintomatici si abbonino.

La riunione di oggi andrà per lunghe. Novità da annunciare e menabò del sabato da approntare a tempi di record. In futuro questo diario sarà più scarno e diretto.

Per fare bella figura con i collaboratori di Zafferano, vecchi e nuovi, tempo fa avevo chiesto a un amico la sala riunioni tutta marmi e poltrone di pelle della VIP lounge dello scalo di Z. e lui me l’aveva ceduta volentieri (“A proposito, ti serve anche uno spazio di coworking con lo sconto del 60%? Mettiamo le scrivanie a tre metri l’una dall’altra. Se vuoi c’è anche Svetlana, l’ex modella moscovita che abbiamo assunto come segretaria generale. Può indossare o meno la mascherina, a tua scelta” - “No grazie, siamo la redazione più digitale che si sia mai vista e lo eravamo già un anno fa, a noi il COVID ci fa un baffo”).

E che è accaduto? Riunione saltata. Con l’imperversare del virus niente VIP lounge, niente Svetlana che porta i caffè, niente aerei che atterrano e decollano dalle piste, in quell’atmosfera azzurro-metallica da film di Jason Reitman che tanto avrei voluto battezzasse il nuovo Zafferano. Frontiere chiuse. Niente collaboratori che arrivano da ogni parte dell’Occidente - dall’Italia, da Bruxelles, da Boston, dalla California - per festeggiare un traguardo (un anno di vita di Zafferano) e una nuova partenza. Eccoci al contrario tutti qui in videoconferenza, ciascuno a casa propria o in ufficio, con le mani disinfettate e il cuore pieno di aspettative.

Dopo l’Editore – ottimo l’intervento di Riccardo, come sempre è lui il vero leader – tocca a me parlare. Tutti mi guardano da remoto. So cosa si aspettano: la linea guida, la frase fondativa, il sovrappiù di motivazione, la punta di sale del “diretur”.

Non sanno ancora che io non sarò direttore: non posso dirigere persone così brave che si dirigono già benissimo da sole. Ho deciso, ribaltando la visione classica, che sarò "l’operaio dei direttori". L’essenza di Zafferano è collaborativa, non gerarchica.

Devo andare a rileggermi certe imprese di Ivan Illich (ad esempio il CIDOC di Cuernavaca, business model invidiabile).

Prendo fiato e inizio il mio discorso: “Devo dirvi una cosa: io non ho tempo e non l’avete nemmeno voi. Questa è una grandissima fortuna rispetto alle firme che bivaccano, con prebende sempre meno certe e argomenti sempre più deboli, su giornaloni e giornalini. Chi scrive su Zafferano, e tutti ne siamo perfettamente consapevoli, lo fa per spirito di servizio e per dare consistenza di parole a un carattere sommamente apòta. Ora facciamo un passo avanti e da settimanale diventiamo Simil Quotidiano digitale. Significa che usciremo ogni volta che vi sarà necessità: una, quattro, sette volte la settimana, di giorno e di notte, quando volete e quando ci sentiremo pronti. È la strategia dei vietcong e ci stimolerà a fare qualcosa di innovativo per quanto riguarda le forme di comunicazione giornalistica e di scrittura. Siamo esploratori, non giornalisti-ripetitori. Sentitetevi massimamente liberi, non abbiamo bisogno di omogenenità di pensieri e di caratteri: basterà essere apòti. Su questo terreno, nella battaglia che si sta procedendo in sordina nei quotidiani italiani con ristrutturazioni di ogni tipo, i giornali classici dovranno diventare, almeno riguardo la teoria, nostri follower. Da oggi, comunque, saremo lievemente più interventisti”.

Prendo fiato e poi continuo, nello sfarfallio dei volti sullo schermo del portatile: “La macchina editoriale e redazionale dovrà essere leggera, quasi impalpabile. Ho elaborato una procedura molto snella per riflettere insieme sui temi d’attualità e per convogliare gli articoli. Le retrovie informatiche, che nelle ultime settimane hanno lavorato sodo per il Simil Quotidiano, sono composte da persone che condividono, a suon di codice e non di parole ma questo è un dettaglio, la nostra stessa idea di umanità. Molta libertà, poche procedure, tanta flessibilità. Il nostro motto sarà: impareremo vivendo. E così che si sono sempre realizzate cose nuove”.

Tiro il respiro e poi lancio la seduzione finale, quella enogastronomica, il ritorno ai corpi, alla cospirazione del gusto, all’amicizia: “Avremo una redazione impalpabile e svelta. Discorso diverso per le cene di coordinamento nei grotti svizzeri: siete tutti invitati, tanto si fa alla romana. Ho già fatto mettere via alcune casse di vino bianco della Mosella, così dorato, così versatile, per quando il Virus Cinese se ne sarà andato. E adesso il numero di sabato”.

Vedo i volti rilassarsi. Temevano di peggio?

Si conversa una mezz’ora buona.

Il numero 52 si aprirà col signor Direttore. Non ho tempo di scrivere l’Editoriale con la maiuscola, pubblicherò dunque questo diario per presentare ai lettori il nuovo Zafferano.

Il Virus Cinese la fa da padrona nei pezzi successivi del Simil Quotidiano, com’è ovvio che sia. Stati Uniti e UE saranno coperti con sguardo apòta da Dolci e Zangrandi.

Scoop di Riccardo: ha intervistato il Signor CEO. Un pezzo che forse sarà l’inizio di una storia d’amore e di odio tra il celebre CEO di Zurigo-Londra-New York e Zafferano.

Giovanni Maddalena ha in serbo un articolo che riprende un tema lanciato a metà febbraio (sembra un secolo fa) da Antonio Scurati sul Corriera della Sera: la crisi dell'Università. Un mese fa il dibattito non prese particolare vigore; adesso, nell'emergenza, e non solo per quanto riguarda le facoltà di Medicina, mi pare ancora più attuale.

C’è una nuova rubrica: Cool memories. Ogni settimana Jean Baudrillard manderà un tweet, una email, una lettera, un pizzino a un personaggio del presente. Testi originali presi dalle sue opere, convenevoli iniziali e finali a cura della redazione. Spirito un po’ provocatorio. E un omaggio a un pensatore (1929-2007) che resta ancora il più lucido interprete di tutto quanto ci sta accadendo.

Riflessione di Riccardo: riuscire a contenere il Virus Cinese è ora un problema esclusivamente manageriale, né politico né burocratico, al di là della tragedia dei morti. E come definire il collasso degli ospedali in un’epoca che fino a poco tempo fa era considerata di lusso e di benessere e dove “il sistema” assicurava un giorno sì e uno sì che nessuno sarebbe rimasto indietro, e figuriamoci senza cure? 

Ci chiede Riccardo: può essere che il CEO capitalism stia implodendo, come l’Unione Sovietica, senza interventi dall’esterno? Prudente, rispondo che per me si tratta solo di un K.O. tecnico. Urge però una riflessione. E così assegno il pezzo all’Editore, che però non farà in tempo per il numero 52.

Per il resto, cari lettori, nel settore Zafferano “classico”, quello che conoscete da un anno e per cui vi siete abbonati (gratis), troverete il Cameo e le rubriche il Digitale, Bruxelles, Musica in parole (imperdibile la Valeria degli ultimi pezzi, sempre più vivace), i saggi consigli di Eugenia e Massimo Massarini su come potenziare le difese in tempi di Virus Cinese (e di CEO capitalism) e naturalmente i mitici bambini del Saint Denis.

Ci vediamo la prossima settimana (o già domani?).

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Zafferano

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In questo numero hanno scritto:

Angela Maria Borello (Torino): direttrice didattica scuola per l’infanzia, curiosa di bambini
Tommy Cappellini (Lugano): lavora nella “cultura”, soffre di acufene, ama la foresta russa
Valeria De Bernardi (Torino): musicista, docente al Conservatorio, scrive di atmosfere musicali, meglio se speziate
Roberto Dolci (Boston): imprenditore digitale, follower di Seneca ed Ulisse, tifoso del Toro
Giovanni Maddalena (Termoli): filosofo del pragmatismo, della comunicazioni, delle libertà. E, ovviamente, granata
Eugenia e Massimo Massarini (Torino): studentessa di medicina e medico
Riccardo Ruggeri (Lugano): scrittore, editore, tifoso di Tex Willer e del Toro
Roberto Zangrandi (Bruxelles): lobbista