L'intervista


"Vi racconto come me ne sono andato dalla vostra società-sanatorio"

Ha preso armi e bagagli ed è andato via. Manco dall'Italia - che potrebbe avere un senso - ma dalla Svizzera, un Paese che non pochi considerano il miglior luogo al mondo dove vivere e morire.

Se n'è andato molto lontano dalla pazza folla mascherinata, dai lockdown, dai kapò e dai delatori di pianerottolo, dalla psicosi collettiva circa la mite epidemia che stiamo attraversando. Altre ragioni, oltre queste, non ne aveva. Né d'affari né sentimentali. Voleva semplicemente allontanarsi il più possibile "dalla visione di una società-sanatorio". Con lui, moglie e figlia. 

Lui si chiama Bruno de Giusti, alias @VaeVictis, un nome che è un programma e a questo punto anche un destino. 

Qui a Zafferano, stupiti che nessun media l'avesse intercettato, ci siamo detti che non potevamo non intervistarlo.

Bruno de Giusti ci ha risposto dalle Maldive e adesso vi raccontiamo sotto forma di intervista la sua bellissima storia, dividendola in quattro capitoli: 1) Prima della partenza, 2) Le ragioni di una decisione, 3) Durante il viaggio, 4) L'approdo.

Buona lettura.

Prima della partenza

Presentiamo Bruno de Giusti ai lettori di Zafferano, che lo conoscono solo come un utente Twitter simpatico, molto attivo e talvolta "sopra le righe".

Su Twitter vivo da una quarantina d'anni in meno rispetto alla realtà; in questo mese compio il mio decimo anno d'attività. Vi nacqui perché percepii un piccolo terremoto e in quell'occasione scoprii che Twitter era una fucina d'informazioni di prima mano. Negli anni la piattaforma non ha tradito le aspettative, anche se, come molti ormai osservano, una forma di censura nemmeno troppo strisciante contro le opinioni libere si fa sempre più strada; proprio per questo motivo mi sono recentemente trasferito su Parler che, almeno all'inizio, rimarrà più libera rispetto alle piattaforme consolidate.


Ma chi è Lei, quanti anni ha, che vita ha condotto finora? Da che famiglia proviene, è laureato?

Culturalmente, se così si può dire, mezzo savonese (di nascita e maleducazione) e mezzo milanese (d'istruzione e carattere), sono cresciuto fra terribili discriminazioni: per via dell'accento variabile, a Milano mi davano del genovese, mentre a Savona, dove sono parecchio più selvatici, mi accoglievano con un sibillino "È arrivato il milanese" e gli occhietti stretti per il disgusto. Oltretutto mio padre era giornalista e anche un punto di riferimento della lingua italiana, magistralmente espresso tramite la Settimana Enigmistica, che egli diresse per 15 anni: così mi è toccato anche il "figlio di". Per riscattarmi dalle frustrazioni, mi sono iscritto a ingegneria e, qualche anno dopo la laurea in telecomunicazioni, mi è capitato l'incontro con l'amico musicista Alberto Bagnai, il cui amore per la mia categoria talvolta tracima palesemente l'insulto ortografico. Insomma non me ne va bene una! Ecco, questa è la vita che ho condotto finora. Si può resistere per 54 anni così?

Ha famiglia? In che settore lavora, se lavora?

La mia prima cara (ex) moglie, rumena della bellissima regione storica della Moldova, mi ha lasciato in adozione due ragazze transilvane ("le mie ragazze"), sue sorellastre "scoperte" nel 2009 quando avevano 7 e 10 anni, e di cui continuo a occuparmi tuttora; le considero mie figlie, così come Sophia, la bimba che è giunta in bundle (o in attachment?!) con la mia amata seconda moglie, Joy, filippina dell’isola di Negros; parliamo di una barriera corallina a 50 metri da casa, SGRUNT! Gestisco progetti e programmi globali nel settore della sicurezza dell'informazione; in questi mesi e almeno fino a marzo 2021 lavoro esclusivamente a distanza.

A quale classe sociale appartiene? La sua economia domestica è solida oppure ha ansie per il futuro?

Sono parte della morente classe media; per ora non ho problemi, ma conosce qualcuno che non ha ansie a proposito del futuro?

Ha più di un passaporto?

Per ora no. Forse fra due anni e mezzo (rossocrociato).

Le ragioni di una decisione

Lei stava in Svizzera. Forse il miglior luogo in Occidente dove vivere. Stabilità politica, servizi. Come viveva in Svizzera, da quanti anni e dove? Prima della Svizzera dove trascorreva la sua vita?

Dal 1999 ho viaggiato un po' ovunque: lavoravo per Nokia Networks, occupandomi di progetti nazionali di telefonia mobile, e passavo da tre mesi a un anno in un Paese, per poi trasferirmi immediatamente al successivo. Nel 2009 ero riuscito a traslocare dalla sede finlandese a quella italiana, ma è durato poco: nel 2012 sono rimasto senza lavoro. Dopo oltre un anno di disoccupazione in Italia, ho trovato impiego in Svizzera (in 20 giorni di ricerca) e sì: pagato tre volte tanto e con una posizione migliore; ed è vero che la vita elvetica costa il doppio, ma 3/2 = +50% e tanto è aumentato il mio potere d'acquisto. Il paradiso in terra per me sono le Maldive, non la Svizzera, anche se stanno distruggendo tutto anche nell'Arcipelago. La Svizzera, ma sarebbe meglio dire il Canton Zurigo – dove vivo – perché altrove è diverso, è un paradiso per il lavoro, la soddisfazione professionale e i servizi alla famiglia, ma non lo è per la vita sociale in genere; difficile chiamare un amico per una birra alle nove di sera: rischi di trovarti la polizia sotto casa e una denuncia per disturbo della quiete altrui!

A un certo punto, però, qualcosa si deve essere rotto. Cosa, esattamente?

Durante la prima ondata di quello che mi diletto a definire "pandemioide" (perché i numeri sono ostinati), la Svizzera ha chiuso tutto come l'Italia, ma innanzitutto ha riaperto un mese prima, e poi non ha imposto gli arresti domiciliari (leggi: non ha potuto imporli perché la Legge lo impedisce, ma ci stanno lavorando per la prossima agenda). Insomma, è andata malino perché non si poteva uscire dal Paese e c'era ben poco da fare, ma meno peggio che in Italia. Da giugno, tuttavia, ho cominciato anche qui a osservare il protocollo che si è diffuso un po' ovunque nel mondo, e in particolare in Italia: 1) i media, i politici e alcune figure sanitarie terrorizzano la gente in modo sistematico e, a parer mio, diligentemente pianificato; 2) la gente si auto-impone misure costrittive che essa crede la tuteleranno (es. mascherine, si sta a casa ecc.); 3) il governo ratifica tout court il comportamento della gente, imponendo proprio quelle misure. Come risultato, naturalmente, si diffonde una "fiducia" artificiale nelle istituzioni, le quali, guarda caso, «Una volta tanto, fanno proprio quello che avrei voluto!». L'ho visto applicare in Italia, in Romania, alle Maldive, nelle Filippine e molti amici in giro per il mondo mi confermano che ovunque è così. Pertanto ritengo che anche la Svizzera sia caduta sciaguratamente nel tranello globale che potrebbe portare all'annichilimento della società occidentale. Quindi, per evitare a mia figlia e mia moglie la visione di una società-sanatorio, ci siamo decisi a partire per le Maldive.

Perché lì e non altrove? Ricordi, affetti? Ha valutato altri luoghi?

Conosco l'Arcipelago da 40 anni e dal 2017 avevo cominciato a venirci 5-6 volte l'anno; mi mancano solo quattro atolli minori. Fra le altre cose, sono appassionato di biologia marina e geologia, e ritengo che questo luogo sia fantastico per chi ama osservare la natura e immergersi nelle profondità marine. È unico al mondo, essendo probabilmente nato per un caso fortuito (si parla di una delle conseguenze del meteorite che colpì l'area di Chicxulub 66 milioni d'anni fa), ed è purtroppo tremendamente minacciato dalle brame dell'oligarchia finanziaria: un po' ovunque negli atolli principali stanno riportando sabbia nelle lagune basse in modo da creare nuove isole (come se non ce ne fossero già abbastanza: 1.179) per costruirci megaresort in stile dubaiota; laggente non capisce NULLA di Bellezza e spacca tutto! La geografia del luogo e le intelligenti (forse per necessità) scelte politico-sanitarie del governo hanno fatto di questo posto un luogo sicuro dove rifugiarsi dalle follie europee: si entra solo con un tampone negativo, non ci si può muovere liberamente fra le isole (a meno di motivi ragionevoli e solo fra due luoghi senza infezioni) e se si scopre un focolaio su una di esse, si mette in quarantena l'intera isola, ciò che praticamente significa che per 14 giorni non si può né entrare né uscire, ma si può girare liberamente per l'isola e vivere normalmente; a spese del governo! Si aggiunga che la connessione 4G e il WiFi funzionano in modo eccellente e, nel resort dove mi trovo, siamo cinque ore avanti rispetto all'Europa centrale, ciò che mi permette di dedicarmi alle immersioni la mattina e di lavorare dal primo pomeriggio. Aggiungiamo 27-30 gradi tutto l'anno e un paesaggio mozzafiato: perché dovrei stare in Svizzera? Sono venuto qui a colpo sicuro anche perché vorrei poi poter proseguire per le Filippine, una volta che fossero rimosse le restrizioni demenziali che dannano quelle povere 7.600 isole da mesi.

Qualcuno potrebbe dire (e di fatto qualcuno l'ha detto): "Esilio dorato/di lusso". Oppure "vacanza" tout court, oppure "fuga di piacere", o anche solo "fuga". Che gli rispondiamo?

Fuga e vita da persona che ha viaggiato tanto e sa come muoversi. Qui vivo con 3.200 euro al mese (più o meno come in Svizzera) e ho tutto quello che mi serve. Conosco isole da 7.000 euro a notte: non ci metterei piede nemmeno se fossi multimiliardario; le vere Maldive sono l'antitesi del lusso: semplicità, servizi di base e tantissima natura (quella che conta). Chi mi critica dovrebbe contattarmi e scoprirebbe che una vacanza qui costa meno che in Sardegna, ma spesso anche in altre regioni.

Altre persone sono venute con Lei?

Mia moglie e mia figlia. Alcuni conoscenti, specie famiglie con bambini in età scolare, stanno valutando di raggiungerci. Una famiglia di amici, ora a Dubai (altro luogo di rifugio utile), dovrebbe venire qui nelle prossime settimane; l'idea è di organizzare homeschooling in stile montessoriano sull'isola; mia moglie poi è maestra di scuola primaria.

Durante il viaggio

Tutto bene negli aeroporti?

Tutto male. Vuoti. Il deserto. Anche a Dubai. Un paradiso per chi viaggia, ma uno sfacelo per l'economia; francamente non so se e come l'industria aeronautica potrà risollevarsi. Temo che non resisteranno nemmeno compagnie ben consolidate come Emirates e Qatar Airways.

Durante il volo, quando i suoi cari dormivano, man mano che si allontanava dall'Occidente, Lei che pensava?

«Per un pelo!». Si noti che, da project manager, sono abituato a correre sul filo del rasoio: il 14 marzo riuscii a far partire dalle Filippine la mia allora futura moglie e la bimba sette ore prima che chiudessero le Filippine e un giorno prima che chiudessero la Svizzera; ha presente Gatto Silvestro quando gli cadono dietro i massi durante la solita fuga? Il tutto fu (ri)organizzato in poco più di mezz'ora e costò solo un migliaio di franchi. Ri-organizzato perché sarebbero dovute partire due giorni più tardi: ebbi l'intuizione più geniale di tutta la mia vita!

Ritiene la sua una scelta da "padre di famiglia"? Oppure si tratta di una scelta "politica"?

La mia è in primis una scelta di sanità mentale: da marzo ho cominciato a dormire due ore per notte e non ho potuto più lavorare per un paio di mesi; mi alzavo dal letto alle nove e se guardavo un foglio di calcolo ci vedevo un arzigogolo alieno. Sono stato in cura psichiatrica per qualche mese e dopo aver provato tre antidepressivi che, come effetto collaterale, avrebbero dovuto indurmi il sonno, ho deciso di rinunciare. A ottobre avevo recuperato un pochino: dormivo 4-5 ore e lavoravo al 50%, ma quando ho visto che le cose si sarebbero messe di nuovo male, ho deciso di cambiare radicalmente strategia. Ora dormo più di otto ore a notte senza risvegli notturni e non ho più segni d'affaticamento mentale. Successo pieno! Del resto, se mi fermo io, quattro donne non mangiano... Sì, indirettamente è una scelta da buon padre di famiglia. Ne approfitto in modo abbastanza spudorato per farne anche una scelta politica, ovviamente.

Come si arrangerà con la scuola della bambina? (a proposito: prossimamente su Zafferano faremo uno speciale homeschooling).

Sophia ha un anno e mezzo, perciò nessun problema. Ci penserò quando, fra quattro anni e mezzo, il prolungamento strategico del pandemioide – o l'instaurazione di uno dei tanti successivi – m'imporrà scelte in proposito.

Che sentimenti ha provato sua moglie riguardo alla scelta? L'ha sostenuta? S'è rassegnata? Dove avrebbe voluto stare?

Risponde mia moglie, che viene da un paradiso a 10 gradi di latitudine sull’equatore: "Ero contenta, ma allo stesso tempo triste perché avrei voluto provare il primo inverno della mia vita. Alla fine mi sono dovuta rassegnare alla situazione: non volevo vivere in un ambiente dov’è obbligatorio portare mascherine, non si può uscire al ristorante (senza lasciare i dati e rischiare di finire in quarantena), chiudono tutti i negozi e si è soggetti a una marea di limitazioni; in assenza di problemi, certamente avrei preferito restare in Svizzera. Ora però sono rilassata e mi trovo a mio agio".

L'approdo

Il primo pensiero quando ha toccato terra?

Avrei voluto baciare il suolo maldiviano come un Papa, ma siamo corsi al controllo passaporti per uscire dall'aeroporto al più presto: a Male circolano ancora troppe mascherine e persino schermi facciali e guanti: un delirio!

Sta seguendo la cronaca italiana/svizzera/europea?

Saltuariamente e sempre usando Twitter o Parler come punto di partenza: se leggo che gira una certa informazione, vado ad approfondire altrove. Il più delle volte, ovviamente, sono balle sanitarie.

La mattina si alza e... ?

...preparo l'attrezzatura per le immersioni, faccio colazione e via sulla barca!

Ha bagagli di sopravvivenza per quanto tempo?

Abbiamo due grosse valigie, la borsa da sub, la tastiera (continuo ostinatamente a studiare il Clavicembalo ben temperato, anche se i risultati sono scarsini) e lo zaino da bimbo con cui porto in giro Sophia perché il passeggino non reggerebbe la sabbia; più il bagaglio a mano. In tutto ho pianificato di reggere per sei mesi in ambiente equatoriale: Maldive e/o Filippine centrali.

Entro quanto ha deciso di tornare?

Dubito che tornerò prima dell'inizio dell'anno prossimo. Temo molto la Legge di Murphy che potrebbe farmi saltare l'unico computer che ho a disposizione per lavorare (nel mio ambiente lo chiameremmo SPOF: «Single point of failure») e mi obbligherebbe a lasciare moglie e bimba qui per tornare qualche giorno nella bolgia covidea. Comunque non rientrerò prima che la situazione non sia tornata a una minima normalità e cioè: 1) non voglio più vedere mascherine in giro; 2) il pandemioide dev'essere perlomeno la seconda notizia; 3) probabilmente saranno tutti morti per essersi inoculati un vaccino non sperimentato (la selezione naturale è il mio pastore).

E' possibile che prolunghi la Sua permanenza lì?

Alle Maldive non si può stare più di tre mesi con un visto turistico. Alla peggio, partiamo per Dubai per tre giorni e poi torniamo qui per altri tre mesi. Spero sempre che riaprano le Filippine. Mi gira per la testa da anni un progetto per gestire in modo finalmente efficiente uno dei più gravi problemi che attanaglia queste isole: la spazzatura; se trovo gli operatori ecologici giusti, magari mi fermo per sempre qui e fanchiappe Leuropa!

© Riproduzione riservata.
Zafferano

Zafferano è un settimanale on line.

Se ti abboni ogni sabato riceverai Zafferano via mail.
L'abbonamento è gratuito (e lo sarà sempre).

In questo numero hanno scritto:

Tommy Cappellini (Lugano): lavora nella “cultura”, soffre di acufene, ama la foresta russa
Valeria De Bernardi (Torino): musicista, docente al Conservatorio, scrive di atmosfere musicali, meglio se speziate
Roberto Dolci (Boston): imprenditore digitale, follower di Seneca ed Ulisse, tifoso del Toro
Giovanni Maddalena (Termoli): filosofo del pragmatismo, della comunicazioni, delle libertà. E, ovviamente, granata
Barbara Nahmad (Milano): pittrice e docente all'Accademia di Brera. Una vera milanese di origini sefardite
Riccardo Ruggeri (Lugano): scrittore, editore, tifoso di Tex Willer e del Toro
Roberto Zangrandi (Bruxelles): lobbista